Il presidio
L’ultimo scherzo di Andrei, da lunedì sarà in pensione
LUCCA. Dal febbraio del 1980 al 31 ottobre del 2016. Trentasei anni trascorsi al tribunale di Lucca. Lavorando con passione, professionalità, ma senza mai prendersi sul serio. Da lunedì gli uffici...
LUCCA. Dal febbraio del 1980 al 31 ottobre del 2016. Trentasei anni trascorsi al tribunale di Lucca. Lavorando con passione, professionalità, ma senza mai prendersi sul serio. Da lunedì gli uffici giudiziari saranno ancora più poveri. Perdono un altro pezzo da novanta: Giorgio Andrei, classe 1953, originario di Carrara e trapiantato a Lucca dove vive (a San Ginese, comune di Capannori) con la moglie e la figlia. Dopo un anno (1979) trascorso a Livorno, Andrei venne trasferito al tribunale di Lucca nel palazzo di via Carrara. Nella città labronica si occupava del civile, a Lucca venne dirottato al penale sotto la direzione del presidente Nardone. Si racconta che gli affidassero il compito di recuperare le spese di giustizia smaltendo l’arretrato del penale che si trovava stipato in un armadio in alluminio. Quando Andrei lo aprì venne letteralmente sepolto da una pila di fascicoli: «Il peso della Giustizia» mormorò ammaccato. Per 13 anni ha lavorato gomito a gomito con un altro totem del tribunale lucchese: Giuseppe Vangelisti. Andrei interista nel midollo, Vangelisti juventino sfegatato. Il lunedì battute e sfottò all’ingresso, ma poi in prima linea a farsi in quattro per l’ufficio e rimanere sino a tardi per finire il lavoro. Tanto che dai vari ispettori ministeriali e dall’amministrazione i due cancellieri hanno ricevuto solo elogi. Andrei, una vita da mediano (gioca ancora a calcio nelle partite amatori), dopo il penale si è occupato del casellario, dei decreti penali e dell’ufficio gip. Memorabile una sua battuta. Dall’archivio un giorno se ne tornò con un cesto di funghi: «La c’è talmente tanta umidità che guardate cosa ho trovato». Ieri, a sua insaputa, lo hanno festeggiato colleghi, magistrati e giudici. Lui, scanzonato come al solito, ha ringraziato e sotto sotto si è pure commosso.
Luca Tronchetti
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