Il presidio
Condannato a 9 anni, ma lui è uccel di bosco
Il macedone tradito dal dna dopo la violenta aggressione e la rapina nella casa di un’insegnante
LUCCA. Una brutale rapina ai danni di un’insegnante che sorprese la gang di macedoni all’interno della sua abitazione in un condominio di viale Pacini. Con la donna - Maria Elisa Lastrucci, 63 anni, lucchese, ex docente di lettere alla media di San Concordio, ma da tempo residente a Cecina - che il 22 gennaio 2013 fu percossa e seviziata con un coltello tanto da dover ricorrere alle cure mediche. Alla fine uno dei banditi - quello che poi venne incastrato dal dna - per spregio arrivò anche a defecare sul davanzale della finestra dell’appartamento. Ieri mattina al tribunale si è concluso il processo nei confronti dell’unico autore individuato: Ahmet Dibrani. Il collegio giudicante (presidente Stefano Billet a latere Simone Silvestri e Tiziana Lottini) ha condannato il macedone a 9 anni di reclusione decretandone l’espulsione dal territorio italiano una volta espiata la pena. Ma quella condanna per rapina aggravata e lesioni, al momento, resterà soltanto sulla carta. Perché Ahmet Dibrani, il violento rapinatore, è uccel di bosco. Venne arrestato nel 2014 nell’operazione degli uomini della Mobile lucchese denominata "Falange macedone". Un’inchiesta condotta con il coordinamento del servizio centrale operativo nei confronti di un sodalizio di cittadini serbo-macedoni resisi responsabili di numerosi episodi di rapine in villa, sovente perpetrate con particolare efferatezza, nonchè di furti sempre in abitazione, commessi in varie zone. A seguito della complessa attività investigativa, diretta dal pm, Enrico Corucci, il gip Giuseppe Pezzuti aveva ordinato l'esecuzione di sette misure cautelari tra cui quella per Ahmet Dibrani. Ma ottenuta la scarcerazione per decorrenza dei termini il malvivente ha pensato bene di allontanarsi dall’Italia. E sino a quando non vi farà ritorno resterà impunito. L’amarezza rimane per la vittima della barbara aggressione e per i familiari di Maria Elisa Lastrucci. La donna fu costretta ad aprire la cassaforte da cui furono asportati circa 1.000 euro ed un orologio di valore. I banditi agirono con inaudita ferocia a cento metri dalle Mura dove l’insegnante aveva un appartamento in cui passava un periodo dell’anno con il marito Roberto Cantini, medico del nosocomio del luogo e tra i primi ad accorrere al pronto soccorso. L'ex docente di lettere venne sottoposta a Tac e ad altri accertamenti per verificare eventuali fratture. Se la cavò con alcune lesioni e tanta paura. (l.t.)
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