Il presidio
Nel pulper la presenza di idrocarburi
Confermata dalle prime analisi Arpat una concentrazione di carbonio organico disciolto superiore ai limiti di legge
LUCCA. Arrivano dopo un mese i primi risultati disposti dal pm antimafia Giulio Monferini sui campioni prelevati dai terreni, dai depuratori e dalle aziende - tra cui la Lucart di Porcari e la Pieretti di Marlia - visitate dalla pg del Corpo Forestale e della Guardia di Finanza. E segnano un punto in favore dell’accusa. Perché sarebbe stata confermata la presenza di idrocarburi ben oltre i limiti previsti dalla legge sia nel pulper, gli scarti industriali delle cartiere, sia nei fanghi riversati in terreni di aziende agricole poi adibiti a coltivazioni di grano. In buona sostanza, per l’accusa, i rifiuti delle cartiere non furono trattati e quindi non potevano essere smaltiti e andare in discarica e nemmeno dispersi nell’ambiente dopo essere stati inceneriti. Anche la concentrazione di carbonio organico disciolto (il Doc eluato) avrebbe superato ampiamente la soglia di tolleranza stabilita dalla legge e i fanghi non potevano essere sparsi nei terreni agricoli. Ad eseguire le analisi - che proseguiranno e saranno completate nelle prossime settimane - l’Arpat e due laboratori in provincia di Lucca e Venezia.
Gli sviluppi. Nell’inchiesta della Dda di Firenze - che il 13 settembre portò all’esecuzione di sei misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di imprenditori accusati di aver smaltito in modo illegale dal 2013 oltre 80mila tonnellate di rifiuti - Gianni Pagnin, 65 anni, legale rappresentante della Co.Im.Po. di Noventa Padovana, azienda che si occupava dello smaltimento dei fanghi di depurazione aveva chiesto la revoca o l’attenuazione della misura dei domiciliari al tribunale della Libertà che ha rigettato l’istanza confermando la misura. Una decisione che ha consigliato gli indagati finiti ai domiciliari di rinunciare all’istanza e trattare con il giudice delle indagini preliminari tempi e modi per ottenere una revoca della misura. Si tratta dei lucchesi Martino e Mariano Fornaciari, residenti a Porcari, responsabili della ditta 3F Ecologia, di Felicino e Federico Del Carlo, pure loro di Porcari, titolari della «Dc Green» e di Alessandro Salutini, 53 anni, rappresentante legale della stessa azienda di smaltimento rifiuti. Tra le ipotesi di reato contestate a vario titolo ci sono il traffico illecito di rifiuti, la truffa ai danni dell’ente pubblico e la falsità ideologica.
Le cartiere. Resta da capire, alla luce delle ultime analisi Arpat che confermano la presenza di rifiuti nocivi anche nel pulper, come si muoverà la difesa delle aziende lucchesi coinvolte: la Cartiera Lucchese e le Industrie Cartarie Pieretti, due colossi della cartotecnica nazionale. Aziende importanti che attraverso consulenze con professionisti e supporto di chimici sono in prima linea nel rispetto dell'ambiente e che adesso si trovano coinvolte in una vicenda che, fosse anche solo sul piano dell’immagine, le vede nel mirino dell’autorità giudiziaria. (l.t.)
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