Il Tirreno

Lucca

Impiegata arrestata l’accusa è concussione

di Luca Tronchetti
Impiegata arrestata l’accusa è concussione

Graziella Sironi, 51 anni, aveva già avuto guai giudiziari

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Una «mazzetta» da 500 euro per bloccare un presunto procedimento amministrativo legato ad un ipotetico possesso di sostanza stupefacente. Nei guai con l’accusa di concussione, un’impiegata dell’ufficio rapporti con il pubblico della Prefettura che lavora nella sede distaccata in via Vittorio Veneto. I carabinieri l’hanno bloccata lunedì 17 ottobre poco dopo le 19 mentre usciva da un bar a Porta San Pietro con una busta contenente 280 euro. Denaro, consegnatole poco prima da una donna di 37 anni residente a Massarosa, che sarebbe dovuto servire per far «sparire» quella scomoda pratica che la riguardava. Adesso Graziella Sironi, 51 anni, di Antraccoli, sposata e madre di una figlia, si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione. Lei nega l’addebito e racconta un’altra verità. Ma nei suoi confronti sono in corso accertamenti per capire se il contesto in cui è maturata l’intera vicenda è solo la punta di un iceberg o se l’episodio è tutt’altro che isolato. Ci si chiede perché l’impiegata pubblica - che i carabinieri sostengono essere già stata condannata in passato per falsità materiale in certificati e tentata truffa - potesse ancora svolgere un servizio a contatto con l’utenza. Sulla vicenda il vicario del prefetto, Francesco Fabio Marzano, si limita a dire di «non aver ricevuto alcuna comunicazione da parte dell'autorità giudiziaria» confermando però che venerdì scorso i carabinieri si sono presentati a palazzo Ducale per eseguire alcuni accertamenti sul computer della dipendente che lavora nell'ufficio distaccato assieme al fratello Dino, per 20 anni segretario del settore giovanile della Lucchese, completamente estraneo ai fatti. In realtà i militari hanno acquisito i file del computer e documenti nella disponibilità dell’impiegata ritenuta infedele.

La parola alla difesa. Giovedì 20 ottobre nell’udienza di convalida di fronte al gup Giuseppe Pezzuti l’impiegata, assistita dall’avvocato Rita Romani di Viareggio, ha fornito la sua verità. Sostiene che la denunciante, presentata da un’amica comune, le aveva chiesto delucidazioni in merito all’iter da seguire per poter tornare in possesso della patente sospesa dopo che era stata trovata positiva all’alcoltest. Quella donna, trovandosi in difficoltà economiche, le aveva chiesto, ottenendolo, il prestito di una somma per pagare la visita medica necessaria e gli altri adempimenti. Qualche settimana dopo si sarebbe rifatta viva chiedendo un nuovo incontro e, stando all’imputata, nella busta sequestrata c’era il denaro che le era stato restituito.

La versione dell’accusa. I carabinieri sono di avviso completamente opposto: si mossi in seguito alla denuncia di una donna che si è presentata in caserma a Viareggio sostenendo che un’ impiegata della Prefettura le aveva richiesto la consegna di 500 euro in contanti per far sparire una pratica che la riguardava e che era stata avviata per un supposto possesso da parte della stessa di sostanze stupefacenti.

La trappola. I militari hanno chiesto alla vittima della concussione di fissare un appuntamento con l’impiegata per la consegna dei soldi. Sarebbe bastata anche la metà della cifra pattuita. All’uscita dal bar i militari hanno bloccato Graziella Sironi e recuperato i soldi. Per gli inquirenti l'impiegata aveva millantato di poter far sparire una pratica anche perchè quella pratica non esiste.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera