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Città della cultura nel 2020: il sindaco candida Lucca

Città della cultura nel 2020: il sindaco candida Lucca

Tambellini raccoglie la proposta lanciata dal Tirreno Il 5 novembre prevista una tavola rotonda pubblica

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LUCCA. Fare della cultura un business. Fare di Lucca la capitale della cultura italiana del 2020. Una candidatura che virtualmente porterebbe alla città un milione di euro, e creerebbe un indotto di circa il doppio. La proposta, lanciata dalla scrittrice Flavia Piccinni nella sua rubrica domenicale su Il Tirreno a inizio settembre, era all’insegna dell’inclusione: si rivolgeva a tutti i cittadini, alle istituzioni e alle realtà del territorio con uguale forza, e interesse. Adesso, dopo l’adesione spontanea registrata da parte della Fondazione Banca del Monte che ha suggerito una tavola rotonda aperta alla cittadinanza il 5 novembre, anche il sindaco Tambellini ha accolto la proposta con un nuovo entusiasmo. Se sulle pagine de Il Tirreno a inizio ottobre si era dimostrato interessato e possibilista, esattamente come il senatore Marcucci, ieri il primo cittadino durante la presentazione della terza conferenza nazionale dell’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane (Aici), in programma al Real Collegio dal 10 al 12 novembre, ha espresso un’apertura importante. Si tratterebbe di un sì significativo, poiché deve essere proprio il sindaco a presentare la candidatura della città. Per quanto attualmente non ci sia una reale fretta, poiché il bando ancora non è stato pubblicato, è già necessario cominciare a pensare agli obiettivi strategici su indicazione di quelli proposti per le passate edizioni: il miglioramento dell’offerta culturale, il rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale, l’incremento dell’attrattività turistica (di cui abbiamo un reale bisogno), l’utilizzo delle nuove tecnologie (per le quali ci stiamo attrezzando), e poi la promozione dell’innovazione e dell’imprenditorialità nei settori culturali, nonché il conseguimento di risultati sostenibili nell’ambito dell’innovazione. Tutte cose che, con forze alterne, sono nel Dna di Lucca. Meno il saper fare squadra, condizione fondamentale perché la candidatura centri l’obiettivo. A insegnarlo sono le passate città capitali come Mantova, che è stata eletta per il 2016, e Pistoia che ha vinto il titolo per il 2017. Una città per risultare vincitrice deve dimostrare la capacità di coinvolgere in prima persona tanto gli enti quanto le realtà economiche, e i cittadini. I cittadini che sono la linfa vitale dei progetti culturali, e che a Lucca hanno saputo costruire delle dimensioni ben definite e dal respiro spesso internazionale, ma purtroppo fra loro poco connesse. La stessa Piccinni, suggerendo la candidatura di Lucca, notava: «Perché non provare a fare per la nostra città che vive di frammenti - Comics, Lucca Film Festival, Summer Festival, PhotoLux, Lucca Classica, gli incontri in San Francesco, Teatro del Giglio, Settembre Lucchese e finanche Desco - un progetto pubblico e non gestito nei Palazzi che metta in fila le mille anime culturali, e proponga anche un percorso di letteratura? Abbiamo uno spazio incredibilmente bello - bello in modo decadente, e glorioso e toccante - e anche le risorse economiche grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio, alla Fondazione Banca del Monte e alle aziende del territorio che hanno capito come la cultura sia la risorsa più importante». Le parole del sindaco Tambellini, che si apre alla candidatura con una nuova concretezza, segnano un passaggio importante.

Ma restano ancora numerose le voci che dovranno esprimere il loro interesse e la loro partecipazione perché il progetto trovi la sua dimensione in grado di garantirne il futuro.

I sentimenti cittadini oggi più che mai, a seguito delle importanti debacle registrate tanto con la candidatura presentata all’Unesco quanto di quella a Lucca Città della Musica, hanno bisogno di essere dotati di nuova linfa ed entusiasmo. Ed è necessario che tutte le voci di Lucca, all’unisono, si muovano per regalare una dimensione reale al progetto, all’insegna della collettività e dell’inclusione che sono i valori primari perché un progetto appartenga a tutti e non solo a pochi eletti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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