Il presidio
Ciancarella rilancia «Ora la verità sulla strage di Ustica»
Parla l’ex capitano dopo la sentenza sulla falsa firma di Pertini «Mi sono stati restituiti la dignità e l’onore militare»
LUCCA. Erano le 18,45 dell'11 ottobre 1983, quando all'ufficiale dell'Aeronautica Mario Ciancarella fu data comunicazione di essere stato radiato con infamia dalle forze armate con decreto ministeriale in via di perfezionamento. «Non meritevole di conservare il grado», così c'era scritto. Ma la firma del presidente della Repubblica Sandro Pertini, apposta sul decreto presidenziale che ratificava la radiazione è apocrifa. Falsa. Così ha stabilito il Tribunale di Firenze pochi giorni fa. Ci sono voluti trentatré anni perché venisse riportata alla luce un po' di quella verità che Ciancarella ha sempre sostenuto.
Un po', certo. Perché, come ha spiegato lui stesso ieri mattina nel corso di una conferenza stampa gremitissima al Caffè Letterario - Lucca Libri, di cui è attivo animatore insieme alla figlia Talitha, «tutta la verità non è ancora emersa e giustizia deve ancora essere fatta. Questo è un inizio, per riaprire casi, vicende oscure, dare un nome, un volto, un filo logico a fatti nerissimi della storia di questo paese. Sono disponibile a rispondere a qualsiasi domanda, purché tutto sia finalizzato alla comprensione di questa vicenda giudiziaria per la firma falsificata del presidente Pertini e alla ricerca di quelle verità. Tutte». Verità che nella vicenda di Ciancarella si intrecciano alla strage di Ustica, al tentativo forte di riformare - negli anni Settanta -, insieme a Sandro Marcucci e Lino Totaro, entrambi aviatori e tra i fondatori del movimento dei Militari democratici, l'ordinamento militare, alla morte misteriosa dello stesso Marcucci. «Quando mi fu dato il telex in cui si comunicava la mia radiazione - racconta Ciancarella - cercai di replicare che mi competeva un decreto presidenziale, che però mi fu consegnato solo nove anni più tardi, in seguito alle polemiche sorte dopo la morte, a Campo Cecina, di Sandro Marcucci per cui è riaperto il fascicolo processuale, grazie all'associazione antimafia Rita Atria, in cui si fa l'ipotesi di omicidio e non di incidente aereo. Associazione che in tutti questi anni ha appoggiato Ciancarella nella sua battaglia e che ieri mattina era presente attraverso la presidente, Latella Santini, e la vice Nadia Furnari. «La radiazione - prosegue Ciancarella - rappresenta la fine di un personale calvario che era iniziato il 30 settembre del 1980 con l'arresto per insubordinazione e la violenza fisica subita nella prima notte di carcere, cui seguirono due processi farsa e un procedimento disciplinare che grida vendetta davanti a Dio e alla giustizia». È un fiume in piena Mario. Accanto a lui gli avvocati, Mauro Casella e Goffredo D'Antona. Di fronte una schiera di amici che non sono voluti mancare. Qualche metro più in là i figli, Talitha, Leonardo e Sasha, la moglie, i nipotini, che hanno vissuto con lui, più di lui, le sofferenze di un tradimento. Intorno i rappresentanti delle istituzioni: così il sindaco, Tambellini, gli assessori Vietina e Mammini, l'onorevole Pd, membro della commissione antimafia, Davide Mattiello. Per l'associazione Atria, Ciancarella deve essere reintegrato e promosso con medaglia al valor civile. Non solo: occorre riaprire il caso Ustica, anche alla luce della recente sentenza del Tribunale di Firenze. E ancora l'ex ufficiale: «Oggi non celebriamo né una vendetta, né una vittoria. Oggi, in fondo, mi sono stati restituiti la dignità personale e l'onore militare».
Nadia Davini
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