Il presidio
Snai, la sede va a Milano sindacati sul piede di guerra
Si preannuncia un autunno caldo, la vertenza tiene col fiato sospeso 95 esuberi Fiom: «No allo svuotamento della sede di Porcari». Incontro il 9 novembre
PORCARI. C'è preoccupazione e sconcerto tra i lavoratori della Snai dopo la decisione dell'azienda di trasferire la sede sociale da Porcari a Milano. Si preannuncia un autunno "caldo" per una vertenza che da mesi tiene col fiato sospeso decine di addetti (95 esuberi in ballo) e le loro famiglie. La notizia dello spostamento della sede legale dal 1° novembre (a Porcari resta la sede operativa) decisa dal consiglio d'amministrazione del gruppo attivo nel settore del gaming e delle scommesse, che ha ufficializzato anche la fusione per incorporazione delle controllate Cogemat, Cogetech, Cogetech Gaming e Azzurro Gaming, ha spiazzato i sindacati che annunciano una dura battaglia.
«Non permetteremo lo svuotamento e la conseguente chiusura di nessuna sede oggi esistente», attacca Massimo Braccini, coordinatore nazionale della Fiom per il gruppo Snai. «Al tavolo nazionale di trattativa aperto ormai da mesi con il gruppo non era mai stato ipotizzato uno spostamento di sede sociale - dice sorpreso il rappresentante della Fiom - mentre invece avevano annunciato che si sarebbero apprestati a stipulare l'atto di fusione delle varie società entro i primi giorni di novembre». Una decisione che arriva a pochi giorni dal vertice con l'azienda del 9 ottobre in cui è stato confermato il piano di esuberi. «La Snai continua, in una fase delicata dove hanno annunciato 95 esuberi complessivi su circa 700 dipendenti nel gruppo, a portare avanti un'idea di gestione unilaterale del processo di riorganizzazione - dice Braccini - il piano presentato alle organizzazioni sindacali mette in evidenza lo stato della situazione del gruppo, le condizioni debitorie, i vari spostamenti di sede del personale che ad avviso dell'azienda andavano effettuate, alcune lavorazioni che dovrebbero essere diversamente gestite o spostate in altre località, interventi sui fornitori, i risparmi che intendono effettuare che comunque sono collegati anche ad un pesante ed inaccettabile esubero di personale». Per i sindacati però «non si configura come un vero e proprio piano industriale, appare più come un indirizzo di intenti. Nel frattempo l'azienda invece sta riorganizzando e preparando un terreno che non ci convince. Il cambio di sede sociale denota un messaggio politico che va letto nella sua interezza».
Adesso diventa importante l'incontro del 9 novembre, quando le parti sociali dovranno discutere sul terreno degli ammortizzatori sociali da utilizzare nella gestione della crisi. «All'ultimo incontro anche su questo aspetto abbiamo registrato una diversità di impostazione - dice Braccini - ma soprattutto dovremmo definire quello che sarà la Snai dei prossimi anni, quali funzioni saranno svolte in ogni sede, quale riordino ed organizzazione del lavoro, gli investimenti e le misure che possono determinare il rilancio dell'impresa e dell'occupazione».
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