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Sì alla fusione ma col “Cencelli” a portata di mano

Sì alla fusione ma col “Cencelli” a portata di mano

La squadra di presidenza , da statuto, dovrà rappresentare le tre città. E con gli “identikit”si demoliscono i “papabili”

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PRATO. Fusione? Facile a dirsi e più difficile a farsi. Specialmente quando in gioco c’è da scegliere la guida dell’associazione e quindi la visibilità di un territorio. Il gioco dentro la Confindustria Toscana Nord ha cominciato a farsi duro da ieri con la nomina dei saggi (Marco Paolo Benesperi, Giovanni Gambini ed Antonio Tabarin) che avranno il compito da qui a febbraio di fare le consultazioni per tirare fuori il nome del successore di Andrea Cavicchi. Un presidente che avrà un ruolo difficile a cui toccherà il compito di cucire le tre anime dell’associazione e mettere le basi per arrivare a un’unica associazione toscana. Del resto su questo lo stesso Boccia è stato chiaro: «il futuro sono le associazioni regionali, i tempi per arrivarci li lascio decidere ai miei colleghi». Un occhio quindi al futuro con l’obiettivo primario di rafforzare Confindustria Toscana Nord dal momento che dovrà confrontarsi con la vicina Firenze che di mollare la leadership non ne vuol sentir parlare. «Firenze è determinante», butta lì un paio di volte nella sala del Pecci Luigi Salvadori, presidente pro tempore dopo le dimissioni in polemica del collega Messeri (Nuovo Pignone). Ma torniamo all’oggi. Tutti sembrano concordi che il nuovo presidente sarà lucchese ma i colleghi pratesi e pistoiesi se davanti sorridono «dobbiamo uscire dalla logica dei singoli territori» dall’altra si sono dotati di uno statuto che divide la squadra di presidenza come il manuale Cencelli (il presidente e i due vice presidenti devono rappresentare i tre territori) e tracciano profili che mal si legano ai nomi dei candidati “papabili” lucchesi. «Ci servirebbe - commenta uno dei saggi, il pistoiese Antonio Tabarin - una novità, un po’di svecchiamento, il rappresentante di un’azienda importante e con conoscenze che ci permettano di avere voce nel Paese e in Europa in modo che si possa fare lobby.Se Lucca non riuscisse a trovare il nome giusto, non è detto che non si possa scegliere un pratese o un pistoiese».Stessa opinione per il pratese Marco Ranaldo, presidente dei giovani industriali. «Vorrei un presidente che lasciasse spazio e permettesse di costruire una nuova classe dirigente indipendentemente dal fatto che sia di una città o dell’altra».

Dai giovani si passa ai senior ma il concetto rimane lo stesso. Antonio Lucchesi, presidente dell’Unione industriale pratese dal 1980 al 1986 è tra coloro che vedono di buon occhio la fusione «è una scelta obbligata per essere presi in considerazione e bisogna far funzionare questo nuovo gruppo». Quando poi però traccia il suo identikit viene fuori che “taglia”, non si sa quanto involontariamente, anche lui gli attuali “candidati”. «Serve una persona preparata, con tempo a disposizione e la capacità di anticipare le tendenze. Un persona giovane lanciata nel mondo e in Europa e, diciamolo, che parli le lingue in modo scioltissimo perché c’è da presentarsi e non a Prato o a Lucca e questo mi pare un requisito fondamentale. Poi può essere anche di Roccacannuccia».

Anche Giampiero Danti, sindaco di Abetone ed ex presidente della società Saf , non ha dubbi: «Serve una Confindustria capace di guardare lontano. Che sappia elaborare progetti mirati ma di ampio respiro».

Ne sa qualcosa Giammarco Piacenti, pratese, e da mesi sulle cronache di tutti i giornali del mondo per essere il restauratore della Basilica della Natività. «La dimensione di Prato, Lucca o Pistoia - è il suo parere - non è più sostenibile. Credo che dovremmo già lavorare velocemente a una dimensione associativa toscana». Un progetto che piace all’attuale presidente della Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi che aveva visto nella sua presidenza (poi sfumata) della Confindustria Regionale (ma con le territoriali attive) una modo per presentarsi con più autorevolezza ai tavoli che contano. «Alla guida della Toscana Nord non ci sono dubbi - è il suo commento -serve una persona che sappia fare squadra con i suoi vice presidenti. Un imprenditore che deleghi in modo da non perdere i rapporti con i territori. E per questo quando il percorso per la selezione sarà più in là sarà opportuno conoscere anche la squadra con cui lavorerà».

Un suggerimento che anticipa quello che accadrà nelle prossime settimane. Le cordate di appoggio ai “candidati” presidenti avranno di fatto dei capocordata in ogni città e il presidente che vince di fatto avrà già reso noto il nome dei sui vice presidenti. I saggi cominceranno a incontrare i colleghi imprenditori tra qualche settimana. Ma già da ora ( in silenzio, però) si stanno facendo le squadre. (ile.r.)

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