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Protesi mal impiantata: l’Asl lo risarcisce con centomila euro

Protesi mal impiantata: l’Asl lo risarcisce con centomila euro

Nel 2006 l’operazione aveva causato un deficit motorio costringendo l’anziano ad usare un tutore per camminare

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CASTELNUOVO. Aveva 78 anni quando si sottopose ad un intervento chirurgico di coxartrosi dell’anca, una patologia cronico-degenerativa dell’articolazione dovuta a una progressiva alterazione della cartilagine articolare. Un intervento indispensabile per evitare di compromettere la normale deambulazione. L’operazione, ritenuta di routine, venne eseguita all’ospedale Santa Croce di Castelnuovo. Consisteva in un intervento di impianto di protesi di anca. Ma qualcosa non andò per il verso giusto. Era il 2006 e il pensionato della Garfagnana subì un danno muscolare di notevole entità che comportò un deficit motorio dell’arto non inferiore al 25%. Una menomazione importante che lo costrinse alla sedia a rotelle sino a che non gli venne applicata la «molla di codivilla» in carbonio che mette sotto sforzo i muscoli della gamba, rafforzandoli e permettendo di camminare in modo naturale.

Risarcimento del danno. Oggi quel pensionato della Garfagnana ha compiuto 88 anni e finalmente, alcuni mesi fa, ha ottenuto un risarcimento importante per le sofferenze causate da quell’errore commesso dai medici dell’azienda sanitaria dieci anni prima durante l’intervento di installazione della protesi dell’anca. Assistito dall’avvocato Carlo Sbragia ha ottenuto la liquidazione di una somma pari a 105mila euro a titolo di risarcimento del danno a cui vanno aggiunti il calcolo degli interessi legali, le spese processuali, i compensi professionali e i rimborsi spese per i consulenti tecnici per un totale di oltre 133mila euro. L’importo complessivo verrà rimborsato dalla Regione Toscana a consuntivo dell’anno 2017. Una spesa che per l’Asl che trova copertura sul conto economico «Gestione diretta del Rischio».

I sintomi del paziente. Dopo l’operazione il pensionato si ritrovò una menomazione superiore a quella che era lecito attendersi derivante dall’assenza di contrazione volontaria della tibia sinistra e dei muscoli retto femorale anteriore e laterale sinistro. Una situazione che gli aveva provocato un deficit del nervo sciatico che gli impediva di camminare. È a quel punto che i parenti dell’anziano si rivolgono all’avvocato civilista ed inizia una causa risarcitoria al tribunale civile del Galli Tassi che si conclude con una sentenza di condanna nei confronti della parte convenuta, l’azienda sanitaria locale. Da notare che, sia in Lucchesia che in Garfagnana, sono sempre di più i procedimenti civili con richiesta di risarcimento danni che vanno a buon fine da parte di pazienti che citano in giudizio all’Asl.

Luca Tronchetti

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