Il presidio
La Caplac verso la liquidazione con un buco di 5,6 milioni in 3 anni
Il disavanzo patrimoniale al 30 giugno scorso non consente la fusione con la Latteria di Soligo A giorni il passaggio di consegne al commissario ministeriale. Ottanta persone con il fiato sospeso
CAPANNORI. Un passivo di 5,6 milioni nell’ultimo triennio con una situazione di disavanzo patrimoniale all’inizio del 2016 indicata in oltre 2,6 milioni e ulteriormente aggravata al 30 giugno per una riduzione di fatturato alla quale non ha fatto seguito la riduzione di costi per una mancata attuazione della riorganizzazione aziendale che solo per il personale era stimata al 50% in meno. Così la cooperativa Caplac di Colognora di Compito - due dirigenti, dieci impiegati e altrettanti dipendenti oltre a 25 aziende agricole di Lucca, Piana e Garfagnana e circa 35 addetti alla distribuzione (in prevalenza autotrasportatori) per un totale di ottanta persone - si avvia verso la liquidazione coatta amministrativa. Una procedura concorsuale che si applica per alcune categorie d’impresa (per esempio le cooperative) e che equivale al fallimento. Cosa ne sarà di un marchio conosciuto e apprezzato a livello nazionale come quello del latte S. Ginese e di una storia e una tradizione agricolo-casearia che risale al lontano 1949? La palla a giorni passerà al commissario liquidatore ministeriale, un commercialista che si comporta come il curatore fallimentare, ma viene nominato direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico. Al professionista sarà affidata l’amministrazione del patrimonio d’impresa. Potrà autorizzare gli atti di straordinaria amministrazione, esercitare le competenze che, nel fallimento, sono del giudice delegato, nominare legali per cause attive o passive, esercitare azioni revocatorie ed eventualmente, nel caso riscontrasse situazioni pregresse di male gestione, esercitare l'azione di responsabilità contro gli amministratori dell'impresa.
Latteria di Soligo. Nel dicembre 2015 la Latteria di Soligo, la cooperativa casearia trevigiana sorta nel 1883 e tra le più antiche e solide d’Italia, era entrata a far parte con una quota sociale rilevante nella Caplac e con tre dei cinque membri nel Consiglio di amministrazione. Era stata quindi ventilata un’ipotesi di matrimonio per creare un polo di eccellenza e assicurare un futuro e un fatturato solido ai prodotti con marchio San Ginese.
I conti non tornano. Non è andato a buon fine l’impegno della Latteria Soligo che aveva surrogato i debiti dei soci uscenti della Caplac (la Cooperativa Granducato e la CPLM) per 480mila euro e aveva provveduto alla ricostituzione del capitale sociale dettando le linee programmatiche per giungere alla fusione per incorporazione con l’azienda di Colognora di Compito. Il motivo? Il collegio sindacale ha registrato una forte svalutazione dei crediti commerciali già con la chiusura dell’esercizio 2014 che aveva fatto registrare una perdita di 1,9 milioni che proprio in virtù della svalutazione dei crediti aveva portato ad una riduzione del patrimonio netto Caplac a 178mila euro e non più in grado di sopportare le perdite della gestione ordinaria.
Le ragioni della crisi. I ritardi nella riqualificazione delle linee di produzione e nella gestione del credito sono state le cause principali del dissesto della Caplac. Limiti gestionali, stando al collegio sindacale, causati dalla carenza di investimenti che per la lavorazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti derivati dalla lavorazione del latte. È stata riscontrata nei bilanci precedenti anche la non giustificata sospensione dei processi di ammortamento degli impianti e dei macchinari e l’esistenza di maggiori valori di mercato degli immobili di proprietà rispetto ai valori contabili.
Il futuro. Il liquidatore nominato dal Ministero una volta ripartito l’attivo redigerà un bilancio finale. La Latteria di Soligo a quel punto potrebbe essere interessata ad intervenire con un piano di riorganizzazione a rilevare l’attività in loco.
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