Il Tirreno

Lucca

SERVONO NUOVE STRADE E UNA STRATEGIA PER IL PULPER

LUCCA. Infrastrutture, infrastrutture, infrastrutture. Non c’è altro modo per descrivere le esigenze dell’area lucchese alla vigilia della prima assemblea della nuova maxi-Confindustria che mette...

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LUCCA. Infrastrutture, infrastrutture, infrastrutture. Non c’è altro modo per descrivere le esigenze dell’area lucchese alla vigilia della prima assemblea della nuova maxi-Confindustria che mette insieme Lucca, Pistoia e Prato. Da decenni gli imprenditori lucchesi chiedono investimenti in strade e collegamenti. Non è un caso se, ormai quasi 15 anni fa, l’allora ministro dell’ambiente Altero Matteoli scelse proprio le sale affrescate di Palazzo Bernardini per spiegare il progetto dell’autostrada Lucca-Modena, ricevendo un’ovazione da parte degli industriali riuniti in assemblea. Quel progetto è stato poi abbandonato, ma non la richiesta dell’associazione per avere nuove strade nella Piana e nella Valle del Serchio. Pochi giorni fa Cristina Galeotti (vicepresidente di Confindustria Toscana Nord) ha ricordato che «il primo studio sulla viabilità e sui necessari cambiamenti da apportarvi è nostro e risale al 1959. Ovviamente siamo favorevoli a un potenziamento della viabilità», riferendosi al progetto degli “Assi viari”, la tangenziale che dovrebbe collegare i caselli autostradali di Lucca e Capannori con la Garfagnana, che ad agosto è stata finanziata dal Cipe per il primo lotto.

Altre infrastrutture (seppur non stradali) sono gli impianti che gli industriali chiedono per smaltire il pulper, cioè lo scarto della lavorazione della carta da macero che recentemente è entrata anche nella cosiddetta inchiesta sui fanghi tossici in Toscana. «Il pulper - ricordava Galetti - deriva dallo scarto, all’incirca del 7%, della raccolta differenziata. Quando esce dall’azienda il pulper viene considerazito un rifiuto e abbiamo difficoltà a smaltirlo, mentre in altri paesi d’Europa viene utilizzato per la termovalorizzazione: da noi, invece, il recupero energetico non è mai stato contemplato, è impossibile».

Spostandosi in Versilia, il tema principale sul tappeto è ovviamente quello della nautica. Confindustria sta cercando di riallacciare i nodi del discorso con i grandi costruttori degli yacht viareggini che sono usciti da Ucina (la componente nautica dell’associazione) per fondare un soggetto autonomo. Nelle ultime settimane le due entità stanno cercando di lavorare per realizzare un salone nautico primaverile dedicato alle grandi imbarcazioni da diporto. Non senza problemi. Perché, da una parte, i tempi sono assai stretti e forse siamo già oltre il tempo limite. Dall’altra si sconta un’altra carenza strutturale del territorio: i ben noti problemi del fondale basso di Viareggio, che impedisce l’accesso al porto di natanti con “pescaggi” importanti. Un fattore che unito agli spesso burrascosi rapporti con gli enti e le burocrazie locali rischia di far emigrare altrove molti cantieri. Come è già successo - per alcune produzioni - con Azimut-Benetti, Perini e Sanlorenzo.(l.c.)

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