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Frasi sessiste, Angelini raddoppia

Frasi sessiste, Angelini raddoppia

Il consigliere di Governare Lucca ripete le parole rivolte all’assessora Mammini. Garzella si scusa e si infuria: attacco politico

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LUCCA. Si sposta anche su un piano politico il caso delle frasi sessiste rivolte dal consigliere Piero Angelini di Governare Lucca all’assessora all’urbanistica Serena Mammini durante il consiglio comunale dell’11 ottobre. «L’assessora è presa da orgasmo interno» sono le parole incriminate: la presidente della commissione comunale pari opportunità Daniela Grossi con una lettera aperta firmata in prima battuta da ottanta persone (se ne sono aggiunte quaranta nelle ultime ore) fra esponenti della società civile e della pubblica amministrazione, ha chiesto le scuse di Angelini e del presidente del consiglio Matteo Garzella.

Angelini non presenterà scuse: l’aveva detto e lo ribadisce, ripetendo addirittura le parole offensive. Garzella invece le presenta, e subito («chiedo scusa all’assessora Mammini per le inqualificabili parole che le sono state rivolte da Angelini, a maggior ragione perché reiterate fuori dall’aula. Parole facilmente fraintendibili e inopportune per un luogo simbolo delle istituzioni come il consiglio comunale). Ma aggiunge che la lettera aperta della Grossi ha «un evidente obiettivo politico contro di me per quello che sto facendo in vista del referendum e delle amministrative di Lucca. Sarebbe stato un appello sincero se fosse stato inviato al mio ufficio in consiglio, invece è stato dato alla stampa perché strumentale. Sfido gli ideatori di questo attacco politico a dimostrare che io non abbia tutelato la dignità dell’aula e garantito il rispetto di tutti a cominciare dalle donne. In questi anni ho organizzato iniziative per valorizzare figure femminili che sono state protagoniste del consiglio. Credo che gli ideatori dell’appello - aggiunge - dovrebbero chiedere scusa all’assessora per averla strumentalizzata per un’operazione di campagna elettorale».

Angelini è irremovibile. E anche lui ci vede del politico nella lettera della Grossi. Ricostruisce la seduta consiliare e riparte dalla «mancanza di serenità, dall'esagitazione, che le ha incrinato perfino la voce», con cui la Mammini, secondo il suo punto di vista, ha esposto i contenuti della variante urbanistica in discussione. Con «parole scomposte come dettate da un impeto uscito dal suo interno, irrefrenabile e incontrollato, da un orgasmo interiore, non dalla razionalità del cervello. Daniela Grossi, con una lettera firmata, condivisa da decine di persone chiamate alle armi in vista delle primarie, mi mette alla berlina per l'episodio, chiedendo le mie scuse, che non darò assolutamente».

«Ai firmatari - continua - sfugge che non solo Garzella, ma nessuno dei consiglieri ha ritenuto di dovermi censurare, tanto era chiaro che le mie parole non avevano niente a che fare con il sesso, che richiede, nel bene e nel male, un clima sereno e gioioso». «Conosco lo stato d'animo della Mammini, anch'io, di fronte ad una prova difficile ho pensato che la stavo affrontando con certo orgasmo, senza che nessuno equivocasse». Da qui una lunga analisi sui significati del termine orgasmo. «Le mie parole - conclude - non avevano alcuna connotazione sessista, che proviene solo dalla testa sessista, debolezza del nostro tempo, di quanti hanno sollevato uno scandalo, destinato a finir nel ridicolo ».

Barbara Antoni

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