Il presidio
Bambini divisi a mensa I genitori vanno all’attacco
Sei gli alunni che si portano il cibo da casa, e vengono fatti mangiare separati «Da mesi attendiamo una soluzione ma la situazione è sempre la stessa»
CAPANNORI. Genitori all'attacco sul caso del pasto portato da casa. Alcune famiglie dell'istituto comprensivo di Camigliano hanno effettuato la disdetta al servizio mensa, e chiedono di consumare il pasto casalingo nel refettorio scolastico, contestando la separazione degli spazi. La protesta nasce dopo quel che è accaduto alla scuola elementare di San Colombano, dove 5 bambini hanno consumato il pasto da casa in spazi divisi. Al momento i bambini che si portano il pasto da casa sono sei, 5 a San Colombano appunto, e uno della elementare di Gragnano.
«Purtroppo però verso i bambini le istituzioni stanno creando una situazione di disagio – scrive in una lettera un gruppo di genitori di Camigliano – facendo pranzare i bimbi separatamente dagli altri che usano la mensa. Chi in un secondo turno aspettando che i primi abbiano terminato, chi in un'aula separata e non adibita a refettorio». Anche a fronte di alcune sentenze in questi ultimi mesi alcuni genitori hanno ritenuto di procedere con la disdetta del servizio e altre famiglie si stanno informando per attivarsi in questa direzione. «Una scelta condivisa con i bambini che però si trovano emarginati e discriminati solo per avere fatto valere un proprio diritto – dicono i genitori – dopo varie comunicazioni e colloqui con l'istituzione scolastica e l'amministrazione comunale sembra non ci sia via d'uscita».
«C'è un regolamento comunale che vieta di fare entrare nel refettorio cibo diverso da quello servito dalla ditta appaltatrice – continua la protesta – ma i regolamenti, specie dopo le sentenze, si possono modificare. Si parla di responsabilità igenico-sanitarie per le eventuali contaminazioni, ma esiste un piano di autocontrollo che deve essere aggiornato secondo le varie situazioni. Inoltre il servizio di sorveglianza spetta agli insegnanti, quindi si può verificare che i bambini col pasto domestico non contamino le pietanze degli altri. Tanto più che accetteremo il compromesso di farli mangiare in un tavolo staccato dagli altri, ma insieme. Dopo diversi mesi siamo ancora al punto di partenza, sentendoci dire ogni volta che "ci stiamo lavorando". Forse è arrivato il momento di farlo».
Il Comune, interpellato, afferma che per quanto riguarda il pasto da casa «c'è un'apertura dal parte dell'amministrazione, fermo restando che c'è un vuoto normativo, anche se alcune sentenze hanno riconosciuto un nuovo diritto. La sentenza di Torino però conferma la turnazione. Ad ogni modo è aperta una discussione all'interno del tavolo sul cibo».
Nicola Nucci
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