Italia
Scattano le prime denunce alla scuola per garantire il pasto da casa
LUCCA. Due mamme della scuola San Michele si sono presentate alla stazione dei carabinieri di Ponte a Moriano: l'accusa è quella di discriminazione
LUCCA. Hanno presentato una denuncia per discriminazione. Due mamme della scuola San Michele si sono presentate alla stazione dei carabinieri di Ponte a Moriano la mattina dell’11 ottobre. Decise a far rispettare quello che considerano un diritto dei loro figli: non usufruire del servizio mensa ma mangiare il pasto cucinato da casa insieme ai compagni e, dove possibile, nel refettorio. Perché una denuncia per discriminazione? Le famiglie affermano che da tempo viene applicata sistematicamente una vera e propria divisione tra chi utilizza il servizio mensa e chi non lo fa. Tempi e luoghi diversi nei quali consumare il pasto sono alla base della denuncia per discriminazione. C’è di più: alcuni genitori del comitato “la scuola che vogliamo” denunciano la volontà dell’amministrazione comunale prima e dei dirigenti scolastici poi di limitare la loro presenza nelle varie commissioni mensa.
I genitori dai carabinieri. Lo avevano promesso dopo l’inizio della scuola e le prime denunce stanno arrivando. L’11 ottobre due mamme di alunni della scuola San Michele di Moriano si sono presentate alla stazione dei carabinieri per mettere nero su bianco quanto promesso da tempo.
«In un primo momento anche i carabinieri non sapevano bene quale tipo di reato potesse essere configurato - spiega Silvana Alterio, mamma del comitato “la scuola che vogliamo” che ha accompagnato le due donne della scuola San Michele -. Alla fine è stata depositata la sentenza di Torino che dà ragione alle 58 famiglie e le forze dell’ordine lo analizzeranno nei prossimi giorni. In più come reato penale è stato individuato quello di discriminazione verso i bambini che vengono regolarmente separati dagli altri durante il servizio mensa».
Nella scuola San Michele di Moriano non è presente il refettorio. Gli alunni mangiano nelle classi, ma quelli con pasto da casa lo fanno in momenti diversi rispetto ai compagni. Un numero sempre crescente: sarebbero in 33, infatti, quelli che non usufruiscono del servizio mensa offerto dalla scuola.
«Per la parte legale - continua ancora Alterio - questa denuncia sarà solo la prima. Lo scorso anno presentammo un esposto alla procura di Lucca, ma il nostro fascicolo pare caduto nel vuoto. Addirittura è circolata voce che alcuni dirigenti preferiscano una denuncia piuttosto che dover riorganizzare tutto il servizio. Entro un paio di giorni partiranno anche i ricorsi d’urgenza per far rispettare la stessa sentenza contraria al Miur che c’è stata a Torino».
Polemica sui commissari. Lo scontro tra dirigenti scolastici e amministrazione comunale da un lato e genitori per il pasto domestico da casa dall’altro è aperta anche su un altro fronte molto caldo in questi giorni. E riguarda le commissioni mensa. «Ci vogliono fare fuori dalle commissioni mensa perché siamo scomodi e assolviamo al nostro ruolo in maniera molto attenta - dice ancora la Alterio -. In una circolare del 22 settembre scorso firmata dal responsabile mensa per il Comune Pietro Belmonte, infatti, ha anticipato al 10 ottobre, rispetto al 30 ottobre, i tempi per dare il proprio nominativo per verificare l’andamento del servizio di refezione. Ovviamente cercando di non far trapelare tale modifica di data, tanto che un padre che era nella commissione di San Pietro a Vico non è stato fatto entrare in mensa proprio l’11 ottobre, dicendo che non ne faceva più parte. Non solo, andando contro al regolamento del 2013, la circolare impone che i membri della commissione mensa debbano essere genitori di figli iscritti al servizio stesso per il corrente anno scolastico. Non solo, i nominativi per ogni scuola dei commissari mensa adesso possono essere soltanto due al massimo».
Lo scorso anno, giusto per fare un esempio, a San Michele di Moriano erano in cinque. Esattamente come a Saltocchio. Il regolamento parla di «controlli effettuati da un numero massimo di due membri della commissione», mentre spiega chiaramente che il numero di commissari può essere anche superiore.
Intervento dei Nas. La battaglia del comitato “la scuola che vogliamo”, poi, va avanti anche su un terzo fronte. Quello della qualità del servizio mensa e in questo caso i genitori portano avanti il principio della qualità anche per tutti coloro che, invece, mangiano a scuola al servizi odi refezione.
«Il sindaco Tambellini ha garantito che effettuerà i controlli, ma come lo farà ancora non è chiaro -conclude Alterio -. Per questo contatteremo i Nas per effettuare analisi più dettagliate sui cibi che vengono servizi ai bambini».
Nel frattempo cresce il fronte dei “no mensa”. In 22 a Sant’Alessio hanno il pasto da casa, a San Filippo il 10% porta il panino e il 25% va a casa. A San Vito sono quasi 25 i bambini che non mangiano a mensa, mentre sono 33 a San Michele di Moriano a portare il pasto da casa.
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