Il presidio
Sul trattore mentre è in malattia: smascherato dal detective ingaggiato dall'azienda
Lucca: l’uomo ha finto di avere una frattura, il sul inganno scoperto da un investigatore privato. L'azienda procederà per il licenziamento per giusta causa
LUCCA. Si era fatto male mentre era al lavoro in un'azienda di medie dimensioni in Lucchesia. Una microfrattura alla gamba sinistra con tanto di doccia gessata da tenere per un paio di settimane. Con un certificato di malattia superiore ai sessanta giorni. Un guaio, vista l'imminenza delle ferie estive, per il corretto funzionamento del ciclo produttivo. Ma il cinquantenne - sposato e padre di una bambina - in realtà quell'incidente non l'avrebbe mai avuto. O comunque non si sarebbe trattato di un infortunio di quell'entità.
A smascherarlo l'agenzia di investigazioni private Renato Bianchi - incaricata dall'amministratore delegato della società - che annovera una trentina di dipendenti e che non era affatto convinto che quell'operaio si fosse realmente fatto male durante l'orario di lavoro. Un infortunio verificatosi all'inizio del mese di giugno senza che nessuno dei colleghi di reparto potesse documentarlo visto che l'incidente era capitato in un momento in cui in fabbrica non c'erano altri operai. La macchina fotografica e la microcamera del detective hanno immortalato - dalla fine di giugno alla fine di luglio - l'operaio mentre esce di casa, sale in auto e si dirige verso il suo terreno agricolo.
Lì, camminando in maniera disinvolta, usa il decespugliatore, sale su un mezzo agricolo, sposta pesanti cassette cariche di frutta e sistema l'orto senza lesinare energia. Il tutto ripetuto, in modo continuativo, su un paio di settimane e documentato a dovere. Poi, come nelle migliori commedie teatrali, quando l'azienda lo richiama per ritirare un certificato il dipendente infedele si fa accompagnare in auto sul luogo di lavoro dalla consorte. Scende e si dirige zoppicando vistosamente verso gli uffici. Ripete la stessa operazione mentre torna verso la macchina. Ma, una volta tornato a casa, ecco che come per incanto l'operaio è completamente guarito. Viene filmato mentre con passo fermo e spedito si dirige verso il suo appezzamento agricolo iniziando a manovrare con disinvoltura il tosaerba per togliere le erbacce dal giardino.
L'allergia al lavoro in fabbrica costerà cara al dipendente. Nei suoi confronti è stato chiesto il licenziamento per giusta causa visto che il rapporto fiduciario è venuto meno. «Purtroppo - dice il responsabile dell'agenzia di investigazioni - casi come questi sono all'ordine del giorno. Negli ultimi dieci mesi sono una dozzina i dipendenti che sono stati licenziati proprio perché, a fronte di certificati medici, invece di starsene a casa in malattia eseguivano lavori per conto proprio o per conto terzi. Oltretutto, attraverso filmati e foto che forniamo alle aziende nostre clienti, il rapporto finisce lì senza striscichi derivanti da cause di lavoro.
Da gennaio ad oggi ci è capitato di scoprire e filmare un paio di cinquantenni, tra cui anche una donna, che hanno usufruito della legge 104 che permette di assentarsi dal lavoro per assistere un familiare con un handicap grave (minorazione fisiche, psichiche o sensoriali, in situazioni stabilizzate oppure progressive, che siano causa di difficoltà di apprendimento e di integrazione) che non si erano mai recati e non avevano mai incontrato la persona che avrebbero dovuto assistere e se ne andavano a fare shopping, in palestra o a svolgere altre mansioni lavorativa. Anche noi, che per lavoro siamo avvezzi a vederne di tutti i colori, siamo rimasti basiti di fronte a tanta leggerezza e superficialità».
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