Il presidio
Dipendenti Sofidel licenziati in tronco e finiti sotto processo
Un architetto di Bientina e l’amministratore del sito web accusati di aver utilizzato strumenti aziendali per fini privati
PORCARI. Alla Sofidel si lavora esclusivamente per l’azienda senza utilizzare i mezzi informatici messi a disposizione dalla società leader mondiale nella produzione di carta tissue per uso igienico e domestico per attività parallele proprie o altrui. Ne sanno qualcosa due dipendenti licenziati in tronco nel luglio 2015 e finiti sotto processo con l’accusa di appropriazione indebita dei beni aziendali. Si tratta dell’architetto Alessandro Piliero, 47 anni, di Bientina e dell’amministratore del sito web dell’azienda, Andrea Cozzolino, 40 anni, di Ponsacco. Il processo penale, alle battute iniziali con il trasferimento del procedimento dal giudice Vanni al giudice Dal Torrione, riprenderà a fine 2016 con la Sofidel che si è costituita parte civile.
L’origine. Tutto nasce da un’ispezione interna sui computer e gli Smartphone aziendali. Dalle relazioni di servizio sarebbe emerso che i due imputati durante l’orario di lavoro utilizzavano il cellulare e il web per le loro attività lavorative parallele. Stando all’accusa, l’architetto utilizzando il computer della Sofidel e durante il suo turno in azienda si sarebbe occupato di una propria società e della vendita online di capi di abbigliamento. E per farlo avrebbe ottenuto la complicità dell’amministratore del sito che forniva gli strumenti tecnici sulla piattaforma aziendale per poter intervenire sul suo sito personale. Per scoprire questa attività parallela i manager Sofidel hanno incaricato una società specializzata in investigazioni in rete che è riuscita a risalire anche ai domini web utilizzati dall’architetto e dall’amministratore del sito. Così i vertici aziendali, dopo aver avuto una relazione dettagliatissima dalla società d’investigazioni, nel luglio 2015 hanno licenziato i due dipendenti perchè era venuto meno il rapporto fiduciario e contestualmente hanno dato mandato ai legali di denunciarli alla procura. Il fascicolo è finito nelle mani del sostituto procuratore Antonio Mariotti che nove mesi fa disposto la citazione a giudizio.
Altri procedimenti. E un’altra decina di operai accusati di essersi appropriati ripetutamente di fazzolettini e carta igienica è stata licenziata nel corso del 2016. Alcuni hanno fatto ricorso al giudice del lavoro. E anche in quel caso la vicenda finirà nelle aule della giustizia penale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
