Il presidio
Sulle terme si muove la procura
Aperto un fascicolo per fare luce sulla vicenda. L’ultima promessa di apertura è del ’99
PIEVE FOSCIANA. Ora c’è anche un fascicolo aperto in procura. Dopo la nostra inchiesta sullo stato di abbandono e sullo spreco di denaro pubblico, 6 miliardi di lire per un rudere vandalizzato, le terme mai entrate in funzione di Pieve Fosciana finiscono sotto i riflettori del procuratore Pietro Suchan.
Allo stato attuale si tratta di un fascicolo atti relativi nel quale non ci sono ancora indagati o ipotesi di reato. E, anche se nel caso alcuni reati potessero emergere in seguito, molti potrebbero essere già prescritti. In realtà l’interesse della procura sulla vicenda è comprensibile: se il progetto iniziò a prendere corpo nel 1982 e nel 1983 le prime opere per la costruzione dell’edificio che sovrasta il laghetto termale presero corpo. Nel 1992, poi, i lavori sull’edificio principale ebbero uno sviluppo importante. Rifinanziato, poi, più volte, con lunghe cause che hanno coinvolto amministrazione, ditte costruttrici e compagnie assicurative non ancora del tutto concluse.
Un tema, quello delle terme, entrato da quel momento in poi in tutte le campagne elettorali del piccolo Comune della Garfagnana. Vero e proprio punto di forza di Antonio Tognarelli, sindaco ininterrottamente dal 1983 fino al 2001. L’opera fu da lui iniziata e mai conclusa in 18 anni. Più volte rifinanziata e con l’ultimo annuncio di conclusione dei lavori comparso anche sul nostro quotidiano. Il titolo del Tirreno del 14 aprile 1998, un anno dopo le elezioni stravinte da Tognarelli con quasi il 63% dei voti portando come punto forte della campagna elettorale la conclusione dei lavori, è emblematico. “Terme pronte entro il ’99”. A seguire promessa di nuovi lavori, dopo aver speso già 4 miliardi di lire, per un totale di altri 850 milioni di lire.
Quello che è rimasto ora è un mutuo spalmato fino al 2034. Praticamente pagheranno molte generazioni di pievarini per l’errore di chi volle costruire quell’opera monumentale per un Comune così piccolo (meno di 3mila anime).
La procura, poi, potrebbe raccogliere elementi anche per approfondire gli aspetti legati alla stabilità del terreno da un lato, l’inquinamento dall’altro e anche la situazione di sicurezza dell’intera zona.
La storia parla chiaro. Fino al 1826 del laghetto termale di Prà di Lama praticamente non c’era traccia. Al suo posto un prato al centro del quale, su una copiosa sorgente termale, fu costruita una capanna dove i pazienti facevano bagni ed abluzioni a scopo terapeutico. Nel giro di pochi mesi tale capanna venne inghiottita dal terreno che sprofondò generando il laghetto. Spostamenti del terreno ciclici di cui l’ultimo avvenuto nel 1996, quando prima il lago subì un repentino abbassamento di due metri e poi un ulteriore ampliamento. Se tali movimenti erano noti, perché nel tempo si è proseguito col voler finanziare tale opera?
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