Il Tirreno

Lucca

Il cartario cresce ma è solo grazie all’export

di Barbara Antoni
Il cartario cresce ma è solo grazie all’export

Regna l’incertezza sul mercato interno: i dati del primo semestre 2016 di Confindustria

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Tiene il cartario, comparto principe dell’economia lucchese. E tiene l’altra eccellenza, sua diretta espressione, vale a dire la metalmeccanica che produce macchinari per le cartiere. Una tenuta dovuta però prevalentemente al mercato estero: quello italiano nei primi due trimestri del 2016 è risultato stagnante. È quanto emerge dai dati dell’osservatorio di Confindustria Toscana Nord: un report particolarmente curato - presentato in Palazzo Bernardini da Cristina Galeotti vicepresidente, Fabrizio Palla presidente della sezione Varie ed Enrico Mongatti, responsabile del Centro Studi dell’associazione -, basato su circa 500 interviste ad altrettante imprese da cinquanta e più addetti fra le province di Lucca, Pistoia e Prato e secondo rigorosi criteri Istat.

L’incertezza è il tratto pervasivo della prima metà del 2016 a livello globale per il comparto: i motivi, come spiegano i relatori, sono da ricondursi sia allo scenario italiano dove il Pil «è cresciuto dello 0,7%», puntualizza Galeotti, sia a quello internazionale, costellato di conflitti e, per quanto riguarda i paesi arabi, dal calo del prezzo del petrolio.

Una frenata, insomma, dopo la ripresa registrata nel 2015. Se a livello di comparto Toscana Nord (Lucca, Prato e Pistoia) il manufatturiero alla fine registra un +1,7% nel primo trimestre 2016 e +0,8 nel secondo, i dati analitici descrivono in modo più esaustivo la realtà della nostra provincia, quella che, nell’intero comparto, evidenzia comunque le performance migliori.

Con un +4,2 nel primo trimestre e +9,8 nel secondo la metalmeccanica che produce macchine per cartiere è il settore più forte, seguito dal cartario in senso stretto (rispettivamente +1,9 e + 2,7). Buoni i risultati anche del chimico (+2,2 e+ 5,4), andamenti altalenanti o tutti in negativo invece per le altre diramazioni industriali del territorio provinciale.

«I dati congiunturali sono importanti - spiega Cristina Galeotti -. Le nostre aziende in questi anni hanno portato avanti una ristrutturazione silenziosa, si sono internazionalizzate, patrimonializzate, hanno acquisito dimensioni maggiori e quindi sono divenute più solide verso il mercato globale. Per quello interno c’è da essere preoccupati: c’è una forte incertezza, perché il nostro paese non cresce da anni mentre quello globale va a fortissima velocità».

«La meccanica per cartiere lucchese - continua la vicepresidente di Confindustria Toscana Nord - al 90% lavora per l’estero. I dati sono positivi grazie alle commesse da Cina, India; da noi nuove cartiere non nascono da dieci anni. In Italia infatti il comparto lavora solo sulle manutenzioni dei macchinari esistenti».

Quanto al cartario quale produzione di tissue, sempre di più le grandi aziende e grandi gruppi lucchesi stanno sviluppando aperture di nuove sedi all’estero. «Non una delocalizzazione - puntualizza ulteriormente Galeotti - ma un aumento di produzione verso nuovi mercati. Sofidel sta sviluppando nuovi stabilimenti in America, Tronchetti in Polonia, il gruppo tedesco Wepa di Porcari sta facendo acquisizioni in Europa, altre grandi imprese lucchesi stanno realizzando stabilimenti in Francia ed Inghilterra. Grazie a questo tipo di strategie - aggiunge - Sofidel è riuscita a tenere costante negli ultimi dieci anni uno sviluppo a due cifre, portando il suo fatturato dai 700 milioni del 2006 ai 2 miliardi complessivi di oggi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera