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Gang dei furti e delle rapine In 19 finiscono nei guai
Chiusa l’inchiesta sulla banda di nomadi che ha imperversato in Lucchesia
LUCCA. Tra settembre e marzo avevano imperversato con i loro raid in Lucchesia con decine di furti consumati tra Lucca, Capannori, Altopascio, Querceta, Massarosa e Pescaglia e con rapine tentate o riuscite. Ultima, in ordine di tempo, quella del 12 gennaio scorso all’oreficeria «Aldo Gioielli» a Nave che ha stretto il cerchio su alcuni dei principali esponenti del gruppo che s’incontrava al mattino in un luogo stabilito per decidere i colpi che avrebbe messo a segno in tarda serata e nella notte. Adesso la procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 19 persone quasi tutte nomadi di etnia sinti e residenti tra Lucca, Torre del Lago e Buggiano. Per tutti - a vario titolo - l’accusa è di furto o/e rapina con l’aggravante del vincolo associativo. Un’ipotesi della procura che potrebbe anche non passare il vaglio dell’ufficio del giudice delle indagini preliminari. Alcuni nomadi finiti nei guai nel 2006 erano già stati arrestati nell’ambito di un’altra inchiesta legata alla commissione di una trentina di furti in banche, villette e aziende della Lucchesia, della Versilia e dell’hinterland fiorentino avvenuti in un periodo compreso tra il 2002 e il 2005. Allora tra le vittime all’epoca anche l’ex calciatore della Juventus, Moreno Torricelli. Professionisti del crimine che, dopo le condanne, i patteggiamenti e l’ammissione ai servizi sociali, erano tornati subito in libertà anche perchè le pene in gran parte erano coperte da indulto.
Gli indagati per la rapina. Nell’operazione «Non stop» condotta dal sostituto procuratore Aldo Ingangi in collaborazione con i carabinieri del nucleo investigativo guidati dal maggiore Dario Anfuso e dal maggiore Paolo Floris a finire in carcere - dopo il blitz nel campo nomadi di Maggiano - per la rapina all’oreficeria di Nave sono stati i gemelli Clei e Cesare Satori, 38 anni, residenti in via di Fregionaia, Domenico Tarantino, 28 anni, suo cognato Daniel Di Leo, 32 anni, nipote dei Satori e residente al campo nomadi di Maggiano e Alessandro Bini, 32 anni, residente in Versilia. Per l’accusa Cesare Satori e Alessandro Bini ebbero parte attiva nel colpo alla gioielleria sulla Sarzanese. Travisati da passamontagna, mentre altri complici tenevano loro la porta, i due assieme a Daniel Di Leo sarebbero entrati nell'esercizio di Aldebrando Pecchia e lo avrebbero malmenato usando il calcio di una pistola giocattolo per poi mettere a segno il colpo e fuggire a bordo di due auto. Nell'altra macchina c'erano anche i due malviventi, entrambi di etnia sinti, che per primi finirono dietro le sbarre: Clai Satori e Domenico Tarantino.
Gli indagati per i furti. La procura ha chiesto il processo anche per una serie di nomadi già finiti in precedente nelle maglie della giustizia come Patrik Cavazza, 37 anni e Denis Hudorovich di 24 anni. E con loro anche per Francesco Moscatelli, 24 anni, Michele Bordigoni, 35 anni, Angelo Onorato, 36 anni, Sergio Ersemberger, 42 anni e Samuele Ammoscato, 24 anni, che durante il blitz al campo di Maggiano era stato trovato in possesso di diverse piante di marijuana e, pertanto, arrestato per detenzione e coltivazione di sostanze stupefacenti.
Donne in prima fila. Ma nella richiesta di rinvio a giudizio ci sono i nomi anche di molte donne: compagne, sorelle, fidanzate degli indagati. Per gli inquirenti la loro partecipazione al sodalizio criminoso non si limitava a un semplice appoggio logistico o alla consegna del silenzio sull’attività dei loro congiunti. Avevano parte attiva al compimento dei reati penali. Rientrano quindi appieno titolo nell’inchiesta Maria Satori, 40 anni, Virginia Maccani, 22 anni, Paola Barbato, 51 anni, Consuelo Iussi, 35 anni e Deborah Iussi di 34.
Davanti al gup. Gli atti adesso sono stati trasmessi al giudice dell’udienza preliminare che entro la fine dell’anno dovrebbe fissare una data per il processo.
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