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Sciopero alla Snai Sindacati divisi sulla convocazione
Pur condividendo le ragioni della protesta la Rsa non aderirà alla manifestazione in programma domani
PORCARI. Un’ora di sciopero con assemblea, domani dalle 15 alle 16, alla Snai. Una forma di protesta provocata, come viene spiegato dai sindacati, dall’atteggiamento dell’azienda, che avrebbe avviato trattative con i singoli dipendenti, con proposte (come quella sul part time) da accettare o rifiutare in tempi stretti, prima cioè del tavolo di confronto nazionale del 10 ottobre.
Ma, parallelamente a quella tra azienda e sindacati, in questo caso si assiste anche a una sorta di rottura (non sulla sostanza però, si badi bene) all’interno della stessa rappresentanza dei lavoratori e, addirittura, all’interno dello stesso sindacato, ossia la Cgil. La manifestazione è stata infatti indetta dalla Rsu, la rappresentanza sindacale unitaria interna che fa capo alla Fiom Cgil, ma non vedrà la partecipazione della rappresentanza sindacale aziendale, la Rsa, che invece fa capo alla Filcams Cgil. Questo perché la Rsu non avrebbe coinvolto la Rsa nella decisione di indire lo sciopero, mettendo di fatto una parte dei rappresentanti dei lavoratori davanti al fatto compiuto. Una questione di forma insomma, che ha portato la Filcams a tirarsi fuori in quest’occasione. Filcams che rappresenta un numero minore di dipendenti ma che, al momento di indire degli scioperi, ha visto i sui rappresentanti aderire in modo massiccio. Non questa volta però. In ogni caso dalla stessa Filcams, attraverso il suo rappresentante Massimiliano Bindocci, si getta acqua sul fuoco cercando di spegnere sul nascere ogni polemica e di non illudere quella che viene considerata la reale controparte, ossia l’azienda: «È solo una questione di metodo, la Rsa chiede di essere coinvolta, ma sulla sostanza condividiamo in pieno le ragioni dello sciopero. La speranza è che tutto quanto si ricomponga quanto prima».
Ragioni dello sciopero che sono sintetizzate alla perfezione da Narcisa Pellegrini della Fim Cisl (che ha il suo riferimento nella Rsu e che aderirà alla manifestazione): «Il tavolo, questa volta, non l’abbiamo rotto noi». Il riferimento è alle proposte avanzate ai lavoratori dall’azienda, ignorando la trattativa in corso coi sindacati (mentre a maggio fu l’azienda a interrompere il confronto accusando i sindacati di aver indetto uno sciopero a trattativa in corso).
«La direzione aziendale – fa eco Massimo Braccini di Fiom Cgil – la direzione aziendale non ha mai abbandonato l'idea di tentare di gestire attraverso rapporti diretti e unilaterali con i dipendenti i trasferimenti e gli esuberi, percorso che si è rilevato ovviamente fallimentare. In questi ultimi giorni l'azienda ha di nuovo convocato le maestranze attraverso i capi reparti per cercare di convincere i lavoratori di uno specifico reparto a fare accordi personali riguardo l'orario di lavoro, cambi di mansioni e cambi di sede lavorativa». Un comportamento definito «preoccupante e scorretto», ma che per il sindacalista dimostrerebbe un certo «smarrimento nell'idea di gestire il cambiamento».
«Nell'incontro previsto del 10 ottobre– chiude Braccini – ci aspettiamo il definitivo passaggio di fusione societaria, un piano di rilancio e di garanzia definitivo concordato con i sindacati, perché il tempo che avevamo a disposizione è concluso».
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