Il presidio
Kme, dubbi dei lavoratori sulla “riconversione”
Non convincono i criteri per scegliere i dipendenti da ricollocare a Dynamo Camp Il 5 ottobre ci sarà un’importante assemblea nello stabilimento di Fornaci
FORNACI DI BARGA. Un altro rinvio, in attesa di capire l'umore delle maestranze, e la partita che si sposta sul tavolo dei sindacati nazionali. La lunga guerra di logoramento tra i vertici di Kme e i sindacati sul piano di ricollocamento dei 275 esuberi dal gruppo metallurgico, ha fatto registrare un'altra fumata grigia. L'atteso incontro del 30 settembre, infatti, non ha fatto registrare l'atteso riavvicinamento tra le parti, e quindi ora la parola spetta ai lavoratori. Tutto è rimandato per il momento al 5 ottobre, almeno per una discussione interna tra i lavoratori dove cresce forte la preoccupazione per una situazione tutt’altro che chiara e rassicurante a questo punto.
Il problema vero, che tutti percepiscono con mano, è il futuro di circa 150 dipendenti dello stabilimento di Fornaci quando, a fine 2018, scadrà l'accordo posto in essere nei mesi scorsi, e soprattutto finirà il periodo di formazione e “riconversione” dei lavoratori che saranno trasferiti sulla montagna pistoiese. Mercoledì, infatti, sarà una sorta di "referendum" vero e proprio, per capire cosa pensa il cuore pulsante del polo fornacino. Sindacati e azienda sono ancora distanti, sia sui numeri che sulle modalità dell'ennesima ristrutturazione. Non convincono i criteri di scelta dei lavoratori da ricollocare, nell’ambito del pacchetto dei 275 esuberi, e non convincono le attività formativa previste, ma anche ci sono contrasti per le mansioni che questi dovrebbero svolgere che sarebbero molto diverse da quelle svolte da un lavoratore metalmeccanico. A Campo Tizzoro, sede della Dynamo Camp, saranno utilizzati operatori nel settore ecologico, che si sobbarcheranno ogni giorno decine di chilometri, per un progetto dai contorni ancora indefiniti. Quindi, questa presa di tempo, e la delega ai vertici sindacali nazionali, da una parte consentirà di sensibilizzare tutti sulla questione Kme, dall'altra rischia di indebolire il contatto diretto tra il territorio e l'azienda. I dubbi sono anche sulla situazione attuale nello stabilimento di Fornaci, visto che il 70% della produzione risulta ferma. Da quel che trapela, la prima settimana di ottobre, sarà una settimana quasi interamente di chiusura, salvo pochi reparti, ma non perché non ci sono gli ordini, direbbero voci bene informate, ma perché non c’è il materiale per avviare la produzione. Un controsenso, un gioco che insospettisce i sindacati, i quali hanno bloccato ogni trattativa fino a data da destinarsi. Il clima è teso, e nonostante nessuno si permette di usare la parola licenziamenti, di fatto l'ennesima emorragia di posti di lavoro sta per partire, spogliando Fornaci della sua storia e della sua economia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
