Il Tirreno

Lucca

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I residenti bocciano il nuovo porta a porta

di Alfredo Faetti
I residenti bocciano il nuovo porta a porta

I disagi nel centro dopo la rivoluzione sulla raccolta dei rifiuti, tra pannolini, umido e isole ecologiche troppo lontane

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LUCCA. Una ragazza arriva trafelata e chiede alle persone già in fila se basta la tessera sanitaria per poter ritirare i sacchetti. «No, serve anche l’ultima bolletta pagata» le spiega un uomo con la barba bianca. «Non lo sapevo - sospira lei - Questo porta a porta già lo odio». «Lasci perdere - interviene Guido, lucchese doc sulla sessantina - Voglio proprio vedere come riusciranno a portarlo avanti, se davvero faranno tutti i controlli che hanno promesso». Una donna allora interviene a difesa della rivoluzione appena iniziata in materia di raccolta rifiuti. «È troppo presto per dare giudizi - dice - Anche se ammetto che ad ora le mie impressioni sono negative». Perché? «Hanno ridotto i giorni di ritiro della spazzatura».

Mezzora davanti all’ufficio a mo’ di chiosco di Sistema Ambiente basta per capire che aria tira tra i residenti del centro. Dentro le dipendenti della partecipata distribuiscono i sacchetti necessari per fare la raccolta differenziata in casa mentre fuori gli utenti, impegnati a ritagliarsi uno spicchio d’ombra, discutono sul nuovo sistema. «Alcuni dubbi ovviamente ci sono - dice Piero Malacarne, altro lucchese del centro - Credo che la novità vada a tutela dell’ambiente, quindi la direzioni giusta. Servirà anche che le persone seguano i comportamenti giusti. Ma in ogni caso, restano alcuni problemi da risolvere». Malacarne pensa al suo casa: insieme alla moglie vive in un piccolo appartamento in via Mordini, dove lo spazio per organizzare i vari sacchetti (multimateriale, non riciclabile, umido e organico che vanno ad aggiungersi a plastica, vetro e carta) non è molto. «Dove li sistemiamo? Sotto l’acquaio? Allora poi dove teniamo le conserve?» si chiede Malacarne. In fila fuori dall’ufficio si susseguono piccoli problemi personali, disagi legati al nuovo porta a porta con cui i cittadini da ieri devono fare i conti quotidianamente. Ognuno ha il suo. «Io ho due bambini piccoli e ogni giorno ho una mole discreta di pannolini da smaltire - spiega una ragazza - Adesso la raccolta del non riciclabile la faranno soltanto un giorno alla settimana: questo significa che devo tenere in casa pannolini sporchi per oltre una settimana».

In realtà, ci sono anche le isole ecologiche sparse tra i vicoli del centro, ma per molti residenti non sono poi così accessibili. «Io esco presto per lavoro e non riesco davvero ad andare anche all’isola ecologica». «Tanto poi non funzionano mai» s’intromette una signora di 83 anni. «Arrivi lì con la scheda sanitaria ma il più delle volte non viene letta» spiega. «A me è toccato stare lì ad insistere per quasi venti minuti» fa eco una donna in file subito dietro la signora. E anche lei tira fuori l’argomento anziani. «I miei genitori hanno novant’anni e abitano in via della Zecca: qua dicono sarà realizzata la prossima isola a scomparsa, ma finché non c’è i miei sono costretti alla loro età ad andare a quella più vicina e non è una cosa semplice. Oppure decidono di tenere la spazzatura in casa fino al giorno di raccolta». Di nuovo s’intromette la signora di 83 anni. «Io ho una casa a Lido di Camaiore e là per il porta a porta il Comune ha consegnato i bidoni in cui sistemare i sacchetti: una soluzione pratica che potrebbero fare anche qui». «Per me il problema dello spazio rimane» riprende Malacarne, che come molti residenti del centro abita in un quartiere dove non ci sono né giardini né altri spazi utili per mettere i bidoncini.

Intanto le persone continuano ad entrare e a ritirare i sacchetti. La fila non si esaurisce mai perché per un residente del centro che se ne va ne arrivano altri due, ognuno con i suoi problemi quotidiani. C’è un uomo che vive in via del Duomo, per niente contento che «l’umido», ossia l’organico, non venga più ritirato il lunedì. «In questo modo dobbiamo lasciare in casa la spazzatura accumulata durante il fine settimana, in cui spesso la gente organizza pranzi e cene a casa con amici e parenti». C’è chi vive nella zona tra via San Giorgio e via del Moro, ben lontano dalle isole ecologiche e costretto «a vivere con i rifiuti in casa». E poi c’è quella ragazza che vive nella zona del Carmine: «nell’isola sotto casa vivevano i barboni e io ho paura ad andare lì a gettare la spazzatura la sera. Di giorno lavoro e non posso. Per questo le mie impressioni ad ora sono negative: hanno ridotto il ritiro dei rifiuti». «Non controlleranno mai, la gente continuerà a gettare sacchetti quando gli pare» insiste Guido, lì vicino. «Aspettiamo con i giudizi» conclude la ragazza con un filo d’ottimismo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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