Il Tirreno

Lucca

Cartellino fatto timbrare dai colleghi: nei guai la cancelliera del tribunale

Cartellino fatto timbrare dai colleghi: nei guai la cancelliera del tribunale

La cinquantenne versiliese avrebbe fatto timbrare per almeno 35 giorni ad altri il badge d’ingresso negli uffici: ora finirà davanti al giudice. Il 7 settembre deve rispondere di truffa e peculato

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Truffa ai danni dell’amministrazione dello Stato e peculato. Reati gravi per un dipendente pubblico che il 7 settembre sarà chiamato a rispondere di fronte al giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Antonietta Borriello, 51 anni, originaria di Torre del Greco e residente a Viareggio. La donna qualificata come ausiliario giudiziario - attualmente è addetta alla cancelleria penale del tribunale di Lucca - agendo in violazione dei doveri inerenti a un pubblico servizio e comunque con abuso di relazioni d’ufficio avrebbe fatto utilizzare per almeno 35 giornate lavorative il proprio tesserino elettronico marcatempo a persone al momento non ancora identificate che per suo conto provvedevano a segnare in modo falso l’ora di uscita. La cinquantenne, stando all’accusa formulata dall’ufficio del pubblico ministero, in realtà si trovava a Viareggio nel luogo di residenza oppure al mare. Quell’utilizzo da parte di terzi del «badge» induceva in errore il funzionario dirigente del tribunale di Lucca sulle ore di lavoro effettivamente prestate. In sostanza risultava che lei era in servizio mentre in realtà non c’era e conseguiva in tal modo un ingiusto profitto economico causando un danno all’amministrazione pubblica.

Ulteriori indagini. Nel mirino degli inquirenti adesso ci sono almeno due colleghi della donna. l I fatti contestati sarebbero avvenuti tra il giugno e il 28 settembre del 2015. Secondo l'accusa, la donna avrebbe ceduto il badge, o cartellino che dir si voglia, ai due colleghi. Che avrebbero timbrato per lei, coprendola. Qualcuno, però, si è accorto dell’andazzo e ha segnalato l'accaduto alla procura. Che ha fatto scattare l'indagine della polizia di Stato in servizio in procura. Il cellulare della donna sarebbe stato rintracciato nelle ore di lavoro non nella zona del tribunale, ma a Viareggio. La Borriello è difesa dall’avvocato Mario Barsanti e dal professor Enrico Marzaduri che si dicono certi di poter chiarire l’accaduto e quindi accertare l’estraneità della loro assistita per i fatti contestati. Nel frattempo, però, proseguono le indagini a carico delle due persone che avrebbero aiutato la donna a fingere di essere al lavoro. L'inchiesta a carico degli altri due dipendenti è in corso affidata alla polizia giudiziaria. Le indagini sono già a buon punto e non è da escludere a breve che gli atti siano depositati sul tavolo del pubblico ministero.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana