«Chi critica la scelta non vede il mondo»
Il vescovo, il sindaco, il prete moderno don Nando concordi «Il silenzio era l’unica decisione in un momento come questo»
LUCCA. «La scelta della città è bella, di solidarietà. In questo momento in cui tutti soffrono per quello che il terremoto ha provocato, per le centinaia di vittime è importante far sentire che ci uniamo al lutto nazionale».
Il vescovo Italo Castellani sposa in pieno la scelta fatta da Comune e Confcommercio di annullare la Notte Bianca in concomitanza della giornata di lutto nazionale, del giorno in cui tutta l’Italia ha dato l’estremo saluto alle vittime del terremoto e di rinviare a un’altra data un’occasione di svago e divertimento.
«È legittimo lo scopo delle feste - continua il vescovo - ma quello che Lucca ha espresso questa volta è stato un bel segno di sensibilità. La nostra città non è un’isola, è parte integrante dell’Italia. Anche io l’altro giorno, quello funestato dal terremoto, avevo l’impegno per una cena. L’ho annullato: è solo un’iniziativa personale, che cito in analogia alla decisione presa per la città».
E, sempre, Castellani, anticipa che, oltre alla colletta a favore delle popolazioni colpite dal terremoto che partirà il 18 settembre promossa dalla Diocesi di Lucca sulla scorta di un’iniziativa avviata dalla Chiesa di Roma, anche la festività solenne della Santa Croce, la processione in primo luogo, darà un segno di solidarietà per la gente di Amatrice, Accumoli, Arquata.
«Stiamo studiando cosa mettere in campo, ma sicuramente qualcosa faremo», assicura il monsignore.
«Il silenzio era l’unica alternativa da sposare nel giorno del lutto nazionale - è del parere anche don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia, sacerdote moderno, che la domenica predica il Vangelo attraverso Facebook ed è autore di un cliccatissimo video a favore delle unioni civili -. Infatti dal mio profilo Facebook - rimarca il parroco - ho lanciato l’appello di tacere il 27 agosto anche sui social network, Facebook, Twitter e quant’altro: mi è sembrata una cosa naturale, l’unica da fare. E così penso che annullare la Notte Bianca sia stato assolutamente giusto. Spesso si spengono i monumenti per ricordare le tragedie: non vedo perché non rinunciare per un giorno a ballare. Domani è un altro giorno, è vero - sottolinea don Ottaviani - ma un segno occorre darlo, altrimenti la quotidianità ci sovrasta. Questi segni vanno colti, va fatto un applauso a chi ha preso decisioni così, io ne sono contento e la approvo. In un giorno così bisognava spengere tutto, sennò diventiamo solo macchine affaristiche e basta. Ci sono altri giorni per divertirsi. Chi ha criticato questa scelta forse lo ha fatto per la paura di perdere un guadagno».
E poi il sindaco Alessandro Tambellini, insieme ai vertici di Confcommercio l’artefice della decisione di cancellare la Notte Bianca. Domani comunque, come annunciato, si saprà la data precisa del nuovo evento, il 3 o il 10 settembre.
«Non so come si faccia a dire che è ipocrisia fare una scelta del genere Con un avvenimento così tragico che ha coinvolto l’Italia era essenziale che Lucca dovesse sottolineare di essere parte del Paese - sono le sue affermazioni -. La vita continua ma è chiaro che un segno di rispetto per le famiglie morte in quel modo andava dato. Parlano dell’Italia in tutto il mondo in questi giorni: e noi che cosa avremmo dovuto fare, i saltimbanchi? La nostra esistenza è fatta anche di segni elementari, simbolici. C’è un momento in assumersi delle responsabilità, in cui sospendere l’allegria. A trecento chilometri di distanza da Lucca c’è un mondo distrutto. Su quanti ci danno degli ipocriti per la scelta fatta sospendo il giudizio».
«Il mondo non si ferma - aggiunge il sindaco -, neanche dopo un terremoto, neanche dopo le vittime. Ma così come c’è il lutto privato c’è anche il lutto collettivo: di fronte a famiglie spariti, a bambini morti sotto le macerie chi avrebbe sentito tutta questa gioia e questa voglia di divertirsi? La morte è una delle cose più serie della vita, e davanti alla morte bisogna fermarsi a riflettere. Occorre riflettere anche su duemilacinquecento persone che non hanno più un posto dove stare».
«Siamo troppo chiusi in noi stessi, abbiamo perduto la dimensione collettiva - è l’ultima considerazione del primo cittadino -. Il maggior difetto che abbiamo oggi è quello di dire “mah, se non accade a me...».
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