Finge un reato per avere un doppio assegno familiare
CAPANNORI. Si è presentata alla stazione dei carabinieri di Lammari nel maggio del 2015, per fare una denuncia di smarrimento: non aveva, così sosteneva la protagonista della storia, ricevuto la...
CAPANNORI. Si è presentata alla stazione dei carabinieri di Lammari nel maggio del 2015, per fare una denuncia di smarrimento: non aveva, così sosteneva la protagonista della storia, ricevuto la raccomandata per poter ritirare dall’Inps gli assegni familiari cui aveva diritto. Una discreta somma: 775 euro e spiccioli, che giustificava la preoccupazione della donna (una badante di 37 anni di origine marocchina, residente a Capannori). Peccato però che, secondo gli accertamenti dei militari, quell’assegno fosse stato riscosso eccome. E proprio da lei. Per questo la stessa è si è guadagnata una denuncia per falso in atto pubblico e simulazione di reato.
La vicenda, attualmente al centro delle indagini del Pm Lucia Rugani, presenta parecchi risvolti curiosi, non ultimo l’ingenuità della protagonista, che evidentemente sperava di incassare due volte gli assegni familiari, ignorando che i controlli avrebbero facilmente smascherato il trucchetto.
Dagli accertamenti fatti dopo la prima denuncia è emerso che la somma spettante alla badante, era stata regolarmente incassata nell’ottobre del 2014 all’ufficio postale di Capannori, da una persona che aveva presentato la carta d’identità e la tessera sanitaria della donna che ne aveva diritto.
A quel punto la badante non si è persa d’animo, e si è presentata nuovamente (era lo scorso gennaio) alla stessa stazione dei carabinieri, per presentare una seconda denuncia, questa volta contro chi aveva incassato l’assegno al suo posto, sostenendo che nel periodo in cui quella cifra era stata ritirata dall’ufficio postale di Capannori lei non si trovava nemmeno in Italia, bensì in Marocco.
Ma gli ulteriori accertamenti dei carabinieri hanno portato a individuare nella stessa denunciante la donna che aveva ritirato la somma. A precisa domanda la stessa ha confermato di non aver mai perso o prestato ad altri la propria carta d’identità e la sua tessera sanitaria. Ma, soprattutto, quando i militari le hanno mostrato la ricevuta, firmata, dell’avvenuto pagamento, la stessa ha candidamente ammesso che quella era la sua propria firma, senza nemmeno provare a disconoscerla.
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