Il presidio
Ponte del Diavolo il fascino asimmetrico
Costruito nel Mille, uscito indenne da piene e guerre è protagonista di antiche leggende. Sarà presto restaurato
LUCCA. Maestoso e suggestivo, con le sue impossibili simmetrie, il Ponte del Diavolo, a Borgo a Mozzano, protagonista della nuova foto in regalo di "Lucca di notte", è uno dei gioielli architettonici più particolari e suggestivi della Toscana e d'Italia. Il suo vero nome, in realtà, è Ponte della Maddalena, ma ormai chiunque lo chiama nell'altro modo, meno ameno e più misterioso, come a rivelarne le origini infernali, supportate da almeno due circostanze. La prima, relativa al fatto che, nonostante le numerose ricerche in proposito, non si conosce la data di origine. E la seconda dovuta alla sua improbabile solidità, che affonda sicura nel fiume Serchio, resistendo alle impetuose piene che nei secoli si sono succedute.
Quella del Ponte del Diavolo sembrerebbe quasi una sfida alla forza di gravità, con quella forma stranissima a schiena d'asino, sviluppata attraverso archi possenti e asimmetrici che lo rendono unico, surreale, uno scherzo di ingegneria medievale tanto ardito da far pensare che un'opera del genere non potesse essere frutto dell'uomo, ma di un essere soprannaturale, addirittura del demonio. In effetti basta la vista del suo arco centrale, svettante e sottile sulle acque del Serchio, per percepirne l'aura inquietante. Sembra che fu Matilde di Canossa, feudataria illuminata e protagonista del Medioevo italiano, a ordinarne la costruzione nel corso dell'anno 1000: un ponte sul fiume Serchio, precisamente nella località di Borgo a Mozzano, che consentisse a viandanti e pellegrini di raggiungere la vicina Lucca e ricongiungersi alla Via Francigena che li avrebbe condotti fino a Roma. Più tardi il condottiero lucchese Castruccio Castracani, vissuto tra il 1200 e il 1300, decise di restaurarlo, mentre nel XIV secolo lo scrittore Giovanni Sercambi lo inserirà in una delle sue novelle ispirate al Decameron di Boccaccio. Dovremo però aspettare il 1500 per sentirlo chiamare Ponte della Maddalena, il nome ufficiale, probabilmente ispirato a un oratorio che si trovava ai piedi della struttura lungo la sponda sinistra. Genio e sregolatezza, maestria e caparbietà: un insieme fortunato di storia e mistero che ha fatto sì che sul Ponte fiorissero svariate leggende, le stesse che hanno poi finito per forgiarne il nome. La più diffusa narra di un borgo sulle rive del Serchio e di un capomastro bravo e apprezzato a cui fu affidato il compito di costruire un ponte. Passarono i giorni e siccome il lavoro procedeva lentamente, il capomastro fu preso dallo sconforto e dalla disperazione per il disonore che sarebbe derivato nell'ultimare l'opera fuori dal tempo pattuito. Una sera, scoraggiato, l'uomo si fermò a vedere il suo lavoro. Fu lì, in quel momento, che apparve un rispettabile signore d'affari, sotto le cui sembianze si nascondeva il diavolo. Quest'ultimo si avvicinò al capomastro promettendogli di terminare il ponte in una sola notte, ma in cambio avrebbe preso l'anima della prima persona che lo avrebbe attraversato. L'uomo accettò lo scambio e il diavolo mantenne la promessa. Il giorno successivo gli abitanti di Borgo a Mozzano si svegliarono e trovarono il ponte terminato. L'artigiano ricevendo i complimenti delle persone, raccomandò loro di non oltrepassare il ponte prima del calar del sole e si recò a Lucca per consultarsi con il vescovo. Egli lo tranquillizzò e gli suggerì di far sì che passasse un maiale per primo (in altre versioni si parla di un cane). L'inganno riuscì e il maligno, resosi conto della beffa subita, si gettò dal ponte nelle acque del Serchio.
Nel 1836 il ponte subì gravi danni a causa di una piena del fiume, mentre nei primi anni del 1900 venne aperto un nuovo arco sulla parte destra per consentire il passaggio del treno. Miracolosamente sopravvissuto alla ferocia dei nazisti, che in vista di abbandonare le fortificazioni della Linea Gotica lo avevano minato, il ponte si offre ancora oggi allo sguardo dei visitatori in tutta la sua maestosità, regalando agli spettatori giochi di luce e di riflessi difficilmente riscontrabili altrove. Oggi il Ponte del Diavolo è interessato da un ambizioso progetto di riqualificazione portato avanti dall'amministrazione comunale di Borgo a Mozzano. Il monumento, infatti, pur non presentando particolari problemi strutturali, necessita di interventi di manutenzione straordinaria legati essenzialmente all'eliminazione della vegetazione in eccesso, alla ripulitura superficiale della campata e alla sostituzione di alcuni mattoni mancanti. Per fare questo, oltre agli 80mila euro stanziati dalla Fondazione Crl, la giunta ha inserito il Ponte del Diavolo nel decreto ministeriale Art Bonus, grazie al quale anche i privati possono contribuire al restauro dell'opera con una donazione liberale. Alcuni imprenditori si sono già fatti avanti, tanto che in pochi mesi è stata superata quota centomila euro.
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