Due autisti dell’Ascit chiedono di patteggiare
Sono accusati di peculato perché avevano la disponibilità delle carte carburante. Per gli altri 10 operai che rispondono della truffa si va verso il rinvio a giudizio
LAMMARI. Due richieste di patteggiamento presentate davanti al giudice dell’udienza preliminare e che verranno accolte mercoledì 20 luglio con tanto di pena già stabilita e dieci posizioni al vaglio del gup che potrebbe optare per il rinvio a giudizio nei confronti di parte o di tutti gli indagati.
È quanto emerge dall’udienza camerale di fronte al giudice Giuseppe Pezzuti protrattasi per oltre due ore e mezzo e relativa alla truffa perpetrata ai danni dell’Ascit, l’azienda con sede a Lammari che gestisce i servizi di igiene urbana di sei comuni della Piana di Lucca. A chiedere il patteggiamento della pena i soli due dipendenti accusati di peculato per aver avuto, in ragione dell’incarico assegnato, la disponibilità delle carte carburanti dell’azienda. Si tratta di Marco Zelaschi, 57 anni, residente a Montecatini e Paolo Pistoresi, 51 anni, residente ad Altopascio. Gli altri dieci indagati - anche loro operai o autisti dell’Ascit residenti a Capannori, Altopascio, Seravezza e San Giuliano Terme - sono invece accusati di truffa per aver falsato i costi del rifornimento carburante per «gonfiare» i rimborsi. Nessuno dei legali che li difendono ha chiesto riti alternativi e con ogni probabilità per tutti o per alcuni di loro il gup disporrà il rinvio al dibattimento in aula.
L’indagine, diretta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti e affidata ai carabinieri di Lammari, è partita da una denuncia presentata nel gennaio 2014 da Ascit. I contabili dell’azienda avevano ravvisato anomalie nelle spese per il rifornimento di carburante dei mezzi. In pratica i furgoni dell’azienda avrebbero percorso appena 700 metri con un litro di carburante. Troppo poco. Così la procura aprì un procedimento e fu sufficiente piazzare una telecamera alla stazione di servizio per svelare il trucco. Gli autisti avrebbero attestato con artifizi e raggiri rifornimenti mai erogati o erogati in quantitativi inferiori per gonfiare i rimborsi Ascit. Una truffa realizzata con la collaborazione del gestore del distributore di Lammari che ogni due settimane inviava all’azienda i prospetti «taroccati» con la richiesta di rimborso. Tra l’altro il gestore del distributore, Natalino Quilici (che operava all’insaputa dei titolari della pompa), ha già patteggiato la pena alcuni mesi fa. Le cifre della truffa non sono certamente da capogiro. Si tratta di una somma che si aggira sui 10mila euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
