Chiude il calzaturificio Angelo, licenziamento per 18 lavoratori
Momenti di tensione nella sede in via Romana al Turchetto con intervento delle forze dell’ordine per errori nelle procedure che rischiavano di privare i dipendenti del sussidio di disoccupazione
MONTECARLO. Che la situazione al calzaturificio Angelo sulla via Romana in località Turchetto a Montecarlo non fosse delle migliori lo si sapeva da tempo. D’altronde la crisi del settore lascia pochi margini di manovra anche ad imprese storiche che da 20 anni sono parte integrante del tessuto produttivo della Piana. I 18 dipendenti del calzaturificio di Angelo Pera - un impiegata, due apprendisti e quindici operai di cui 12 full time - quasi tutte donne e madri di famiglia sapevano che il primo luglio l’azienda probabilmente avrebbe cessato la produzione e mandato a casa i lavoratori. Ma la situazione ha rischiato di degenerare quando le lavoratrici e i tre-quattro lavoratori del calzaturificio sono stati chiamati ieri mattina in azienda per ricevere direttamente la lettera di preavviso di fine rapporto. E al malumore per questa delicata situazione si è aggiunto l’errore, poi corretto, di non attuare le procedure della legge Fornero che riguarda aziende, anche artigianali, con oltre quindici dipendenti come nel caso di specie. Si sono raggiunti momenti di alta tensione quando sono entrati dipendenti di una ditta per ritirare del materiale già pronti per essere spedito. Qualcuno ha impedito loro di accedere e, a titolo precauzionale, si è reso necessario l’intervento della polizia municipale, dei carabinieri e di una volante della polizia. Sul posto è andato anche il sindaco Vittorio Fantozzi che si è interessato alla situazione tanto da convocare per lunedì alle 9 in municipio un tavolo istituzionale con gli enti interessati e le parti in causa per cercare di sollecitare una conclusione della vertenza rapida e che tenga conto delle esigenze delle donne che perderanno il posto di lavoro.
Sulla situazione al calzaturificio Angelo cerca di fare chiarezza il sindacalista Cgil, Paolo Bruni: «La disposizione citata impone al datore di lavoro che intende procedere ad un licenziamento, rientrante nell’ambito applicativo della norma, di inviare in primo luogo una comunicazione, a mezzo raccomandata, alla Direzione Territoriale del Lavoro competente, e per conoscenza al dipendente interessato. Il documento deve obbligatoriamente menzionare il motivo alla base dell’interruzione del rapporto di lavoro, nonché le eventuali misure di assistenza finalizzate ad una eventuale ricollocazione del lavoratore». Nel caso del calzaturificio Angelo le lettere riportavano la data del 23 giugno invece che dell’8 luglio. «I lavoratori rischiavano di perdere il periodo di preavviso e non poter usufruire per due mesi del sussidio di disoccupazione. L’azienda, correttamente, si è informata e adesso farà i passi necessari». Innanzitutto verrà scelta la procedura concorsuale da seguire: autofallimento, concordato preventivo o altra fattispecie per fare in modo che i dipendenti possano recuperare anche il trattamento di fine rapporto.
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