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Gatto investito e ucciso da un’auto, via della Zecca piange il suo Rollo
L'incidente è avvenuto sabato notte: purtroppo per l'animale non c'è stato nulla da fare
LUCCA. «Rollo era il boss del quartiere, non possiamo credere che sia stato ucciso». Così, come un leader, era conosciuto quel gatto dal pelo bianco e nero, tutt’altro che docile ma non per questo meno amato, nella zona di via della Zecca.
Abitava lì da una quindicina d’anni almeno e di case aveva la fortuna di non averne solo una ma tante: dai locali Betty Blue e Ciclo Divino alla falegnameria di via della Zecca dove spesso si “accomodava” sfruttando divani e poltrone in corso di riparazione, dalla galleria d’arte Usher alle abitazioni dei residenti che per Rollo (da alcuni chiamato Lollo) erano sempre aperte con tanto di ciotola pronta.
«Tutti gli davamo qualcosa da mangiare quindi non si può dire che fosse abbandonato - dicono alcuni residenti - era il gatto di tutti noi, di chi è cresciuto qui in via della Zecca e se capitava di non vederlo in giro per qualche giorno ci informavamo chiedendo ai vicini se per caso l’avessero incrociato».
Purtroppo però sabato sera, intorno alle 22, Rollo è stato investito e ucciso da un’auto. La notizia ha fatto ben presto il giro del quartiere lasciando sgomenti tutti quelli che gli volevano bene perché in fondo Rollo era uno di loro, uno che incontravi tutti i giorni e al quale non negavi mai una carezza.
Secondo quanto hanno raccontato alcuni residenti a investire l’animale nei pressi del marciapiede di via della Zecca, sarebbe stata una donna: probabilmente, facendo manovra con la sua macchina, non si è resa conto della presenza dell’animale e purtroppo l’ha travolto senza lasciargli scampo. Stando sempre alle testimonianze di alcuni residenti, la donna avrebbe cercato di avvisare le forze preposte ma alla fine il cadavere del povero Rollo, è stato rimosso dal marciapiede e portato via (non si sa dove) all’interno di un sacchetto.
«Per noi Rollo era un’istituzione - raccontano ancora - non era un gatto che amava farsi accarezzare nemmeno da chi conosceva bene anzi di solito ci graffiava sempre. Per questo lo chiamavano tutti boss del quartiere: perché in qualche modo col suo fare un po’ respingente sembrava volesse difendere e tenere presidiata la zona. Anche quando stava male ci siamo sempre interessati e a volte ci siamo anche quotati per potergli pagare le cure: la notizia della sua morte - concludono - ha scosso un po’ tutti anche perché era impossibile non notarlo con quella coda lunga così particolare che finiva con un “anello” di peli bianchi. Non meritava una morte così, per noi è davvero una disgrazia. Ci mancherà tanto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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