Il Tirreno

Lucca

«I segreti dietro le mie fotografie»

di Paola Taddeucci
«I segreti dietro le mie fotografie»

Fabio Muzzi racconta il backstage dei 24 scatti che saranno regalati ai lettori da giovedì 30

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LUCCA. «La foto più difficile? A Isola Santa, in Garfagnana. Tre ore di attesa, dopo l'imbrunire e prima del nero totale della notte, per trovare il momento giusto». Quello che gli ha permesso di ritrarre il bellissimo borgo sul lago, tra le montagne apuane, immerso in un'atmosfera magica, nel blu del cielo di una serata primaverile.

Il fotografo Fabio Muzzi – autore di scatti pubblicati su prestigiose riviste di tutto il mondo, tra cui il prossimo numero di National Geographic Usa - racconta il backstage di “Lucca di notte”, la nuova iniziativa editoriale pensata da Il Tirreno per i propri lettori e composta da ventiquattro immagini.

Le fotografia, ognuna corredata da un testo, verranno date in omaggio con la copia del giornale per cinque giorni la settimana, dal lunedì al venerdì.

La prima uscita è prevista giovedì 30 giugno, cui seguirà quella di venerdì 1 luglio per riprendere il lunedì successivo fino al 2 agosto, eccetto il sabato e la domenica. Con la prima scheda sarà consegnata anche la copertina-raccoglitore.

Nelle fotografie di Muzzi ci sono Lucca e il suo territorio: scorci del centro storico, della Piana, della Mediavalle e della Garfagnana che l'autore ha immortalato nel silenzio, nella solitudine e nell'oscurità della notte.

Tre settimane in lungo e in largo per la Lucchesia che hanno fatto scoprire al fotografo – nato a Siena e residente in provincia di Pisa – la bellezza del territorio. «Il primo scoglio – confessa – è stato non perdersi nella bellezza di questi paesaggi e resistere alla tentazione di deviare a destra o a sinistra, ogni due-tre chilometri, per fotografare paesi arroccati, chiese illuminate, valli che al tramonto sembravano prendere vita. Non avrei mai finito».

Quanto alle vere difficoltà tecniche, Muzzi ricorda i due set più lunghi: oltre a Isola Santa, quello al Ponte del Diavolo, durato quasi due ore anche in questo caso per trovare il momento migliore, sfruttando solo la scarsissima illuminazione naturale.

«Ci sono andato – racconta Muzzi – poco dopo il tramonto, perché per far risaltare quel tipo di paesaggio in notturna sono le ore migliori, quando ancora non c'è il buio totale. Lo stesso vale per le fotografie sui tetti di Lucca, mentre nel centro storico ho aspettato il cuore della notte».

Una delle immagini dall'alto, peraltro, è scattata dal campanile della chiesa di San Giovanni: una visuale inedita perché l'accesso è consentito soltanto di giorno e grazie alla disponibilità del rettore della cattedrale, don Mauro Lucchesi, e del complesso museale, il campanile è stato aperto in via eccezionale.

Sempre per correre dietro all'imbrunire e sfruttare al meglio quei momenti magici per le foto, Muzzi è arrivato in tutta fretta sulla cima, dimenticandosi però un obiettivo: così si è fatto di nuovo tutti gli scalini.

Non ha lasciato indietro nessun strumento, invece, la sera che ha fotografato la quercia delle streghe, tra Gragnano e San Martino in Colle. Aveva perlustrato la zona il giorno prima, sapeva quindi che si trattava di un posto isolato, in mezzo al bosco, totalmente al buio e per di più con quella fama. Paura? «No – conclude il fotografo -. Ma ho capito perché la chiamano quercia delle streghe»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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