Il Tirreno

Lucca

Tambellini: «Se vogliono le primarie torno a fare i fagiolini...»

di Luca Cinotti
Tambellini: «Se vogliono le primarie torno a fare i fagiolini...»

Il sindaco sull’ipotesi di un voto nel Pd: se le chiedono devono entrare nel merito. E comunque si tratta di una proposta che sottintende una valutazione negativa

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LUCCA. C’è palazzo Orsetti, con i suoi specchi e i suoi stucchi barocchi. E poi, dall’altra parte (nello spazio, ma soprattutto come prospettiva di vita), il lavoro di insegnante, il campo da coltivare nell’Oltreserchio, i tremila libri da leggere. E a questa seconda opzione il sindaco Alessandro Tambellini potrebbe guardare e tornare, se messo di fronte a primarie che - lo ribadisce una volta di più - non vuole. Soprattutto se non si accompagnano a critiche di merito sul suo governo della città. «Esiste un’altra possibilità rispetto a fare le primarie? Certo che esiste: restare a casa mia a fare i fagiolini. Sono un uomo libero, mi mantengo con il mio lavoro. Ho fatto il sindaco per servizio. Se do fastidio, sto in corte Pistelli. Pensate davvero che mi voglia rompere l’anima per tutta la vita con queste cose? Pensate davvero che io sia uno attaccato alla poltrona?».

A Cascina il sindaco uscente Pd è stato costretto alle primarie, le ha vinte e poi è stato sconfitto da una leghista. Copione simile a Orbetello. Le primarie indeboliscono i primi cittadini uscenti?

«È ovvio che li indeboliscono. Perché chiedere le primarie sottende, almeno in parte, una valutazione negativa dell’operato di quel sindaco. Ma - e qui sta il punto che deve essere chiaro - la valutazione deve avvenire su punti di merito delle scelte fatte. Se mi vengono a dire che vogliono le primarie perché si cerca un candidato con gli occhi grigi piuttosto che marroni, allora dico che io non ci sto».

Sì, ma le primarie sono uno strumento fondamentale del suo partito, il Pd.

«È vero, sono uno strumento che è necessario applicare se effettivamente servono. E non sono obbligatorie. Detto questo, io mi attengo a quello che ha sostenuto Dario Parrini (il segretario regionale del Partito democratico, ndr): delle primarie non è ancora tempo di parlarne, bisogna aspettare l’autunno. Però, voglio dire che per fare le primarie con un sindaco uscente che intende ricandidarsi serve una discussione di merito. E serve che sia successo qualcosa di particolare durante il mandato: che abbia operato senza onore, o altri fatti gravi. Mi scusi: ma Obama dopo il primo mandato non ha fatto le primarie. O mi sbaglio?».

Ma se in autunno le primarie vengono richieste cosa succederà?

«Io faccio parte del Partito democratico e rispetto le sue regole. Ma voglio una discussione che sia nel merito della questione. Mi devono dire cosa non è andato nei miei anni da sindaco».

Ma lei, prescindendo dalle primarie, ha intenzione di ricandidarsi a sindaco?

«Come detto, ho fatto questo per servizio. Ma se c’è concordanza, se la gente ritiene che sia bene mi ricandidi, sono a disposizione».

Il segretario regionale Parrini ha portato a esempio di unità nel partito il caso di Altopascio. Menesini ha detto che è facile essere uniti dove si è all’opposizione da 23 anni, più difficile dove si governa. Lei da quale parte sta?

«Innanzitutto voglio fare i complimenti a Sara D’Ambrosio per la bella vittoria. Certo, una proposta politica come quella del centrodestra di Altopascio dopo 23 anni si indebolisce. Ma ciò non toglie nulla alla bravura di Sara. E dimostra che se le proproste sono affidate a persone credibili vincono e convincono. Mentre non vincono si si appare come un vecchio arnese, pervaso da situazioni poco chiare e poco simpatiche nel tempo».

Sì, ma secondo lei ha ragione Parrini o Menesini?

«Non mi sembra che dicano cose molto diverse, nel chiedere unità».

Unità e superamento delle correnti, come quelle dei renziani e dei non renziani...

«Cosa sono le correnti oggi? Il contesto politico ed economico è cambiato. I vecchi schemi non servono più, e le correnti sono fra questi. I partiti devono basarsi su altro, non su separazioni fra ex Ds ed ex Margherita, o fra renziani e non renziani».

E allora su cosa deve basarsi il Pd?

«In primis sulla ripartizione della ricchezza. Come ci si comporta con lo stato sociale che dovrà cambiare? Noi dobbiamo stare a difesa di quelli che sono più deboli, di quelli che sono veramente più deboli. Se io faccio una corsa elettorale, non la faccio perché sono un salutista pazzo, né perché sono Forrest Gump, che attraversava tutta l’America senza un motivo. Lo faccio perché ho una mèta, un obiettivo. E il partito deve avere questa mèta, questo obiettivo».

Qual è, da qui fino alla fine del suo mandato, il punto politicamente più delicato? L’approvazione definitiva del piano strutturale?

«Sicuramente il piano strutturale è un passaggio molto importante per l’amministrazione. Ma non credo sia il solo. Ce ne sono anche altri. E Gesam è uno di questi».

A proposito di Gesam, stiamo aspettando il parere definitivo dell’Anticorruzione. Avete notizie?

«Ancora no. Ma sono convinto che l’Anac darà ragione alla nostra posizione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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