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Kme, arriva l’accordo Potenziato il rame, nessun licenziamento
Lavoratori salvaguardati fino al settembre del 2018 Riconversione di un forno e nuovo premio di risultato
FORNACI DI BARGA. Nessun licenziamento, e nuovi incentivi per la produttività, giusto per dare segnali chiari. Correva voce che l'arrivo del nuovo ad di Kme Group, Claudio Pinassi, sarebbe coinciso con un “nuovo corso” per lo stabilimento di Fornaci. E dopo le premesse e i primi accordi coi sindacati, le ombre di altri licenziamenti sono, salvo sorprese, davvero diradate. Infatti, è stato siglato, d'intesa tra azienda e sindacati, l'accordo per l'adozione del nuovo piano industriale. Certo, bisognerà passare dal referendum che si terrà in tutti gli stabilimenti del gruppo, ma una cosa è certa: non ci saranno licenziamento fino a tutto il 2018, e soprattutto verrà potenziato il ruolo di EM Moulds, importante polo integrato che da anni produce utili, e garantisce anche lavoro all'indotto. Chiaramente, questi obiettivi passano attraverso delle politiche produttive precise.
Come annunciato nei giorni scorsi, si prevede il ritorno alla capacità fusoria del rame nel sito di Fornaci di Barga, con un investimento di 1 milione di per convertire al rame un forno prima utilizzato per lo zinco, con uno primo step produttivo di 25.000 tonnellate e un secondo fino a 45.000 tonnellate. Allo stesso tempo vengono confermate le missioni produttive di Serravalle Scrivia e del centro servizi di Firenze e di EM Moulds. Se dopo mesi di pessimismo, si intravede una schiarita nel futuro della più antica fabbrica della Valle e che ancora oggi assieme alla Kedrion dà lavoro a centinaia di persone, restano però ancora dei punti da chiarire. E non sono di poco conto, visto che, comunque, l'intenzione dell'azienda è di abbattere i costi tipici, tagliando quindi sul personale.
I 355 esuberi (in tutta Italia) preventivati come condizione per tornare competitivi sul mercato, saranno evitati continuando ad usare i contratti di solidarietà. I sindacati hanno chiesto ed ottenuto delle garanzie “territoriali”, e infatti l'accordo prevede l'impossibilità di spostare produzioni fuori dal confine nazionale se non con accordo sindacale e a fronte di contropartite produttive. Quindi, almeno per i prossimi due anni, Fornaci resterà un polo produttivo strategico. L'azienda si impegna a non effettuare licenziamenti unilaterali fino alla durata dell'accordo. È previsto un sistema sanzionatorio in caso di non rispetto sul tema dei licenziamenti e su modifiche unilaterali del piano industriale che prevede la restituzione integrale a tutti i lavoratori della somma su base annua del totale del premio di risultato, se tale lesione dell'accordo avverrà con un valore di bilancio di reddito operativo di almeno di 18milioni alla restituzione di cui sopra sarà aggiunta una penale del 15%. Infine, la questione premi di produzione: ogni dipendente percepirà fino ad un massimo di 1.440 euro per Firenze e 2.032 euro su Fornaci di Barga e Serravalle Scrivia. L'introito sarà calcolato in base al valore di bilancio della Ebitda che comincia a renunerare lo sforzo dei lavoratori anche in presenza di un risultato economico negativo, a patto che l'andamento del bilancio garantisca all'azienda di avere la necessaria liquidità per far fronte a queste spese. Il coordinamento nazionale Fim-Fiom-Uilm, nel dare un giudizio positivo dell’ipotesi di accordo, sottoporrà al voto vincolante dei lavoratori il testo, all’inizio di luglio.
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