L’avviso ai naviganti per evitare un altro 1998
Lucca: ecco cosa c’è dietro l’appello del sindaco Alessandro Tambellini alla sua maggioranza
LUCCA.. C’è una data che è tornata ad agitare gli incubi del centrosinistra lucchese, uno spartiacque fra un’esperienza difficile, controversa ma comunque innovativa e una traversata nel deserto lunga 14 anni: il 1998, anno nel quale le divisioni interne misero fine ai quattro anni a guida Giulio Lazzarini e insediarono a palazzo Orsetti Pietro Fazzi. Ora questa data è utilizzata - neanche troppo velatamente - dal sindaco Alessandro Tambellini per un invito, un appello, all’unità della maggioranza e, soprattutto, del Partito Democratico. Non è un caso se, nel bilancio di quattro anni pubblicato a fianco, Tambellini parte proprio con un riferimento a Lazzarini e a Vivere Lucca. E se, in un circolo quasi perfetto, in conclusione avverte che senza unità a rischiare non è solo lui, ma l’intero centrosinistra. Tradotto: «Se la maggioranza è impegnata a fare la guerra a me, rischia solo di far vincere il centrodestra».
Un appello può forse non avere risposte, ma senz’altro ha dei destinatari. E in questo caso le orecchie da raggiungere sono quelle di chi, nel Pd lucchese, fa quasi ogni giorno le pulci all’azione della Giunta e agita le primarie come “arma del giudizio” nei confronti di Tambellini. Il quale sembra pronto, a un anno dalle elezioni, a un salto di qualità in questa partita. Perché da una parte c’è il guanto di velluto dell’appello agli uomini (di centrosinistra) di buona volontà. Ma sotto c’è il pugno di ferro di chi è pronto a ricandidarsi. Primarie o non primarie.
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Non lo dice (non ancora, almeno) esplicitamente. Ma quando parla di progetti e visioni che prenderanno anni, come quelli sulle periferie, è chiaro che lo fa con una prospettiva che va ben al di là della scadenza del suo primo mandato. La parola d’ordine, fra i tambelliniani ma non solo, è che di primarie non si parli prima di qualche mese. Non prima delle elezioni amministrative di giugno, e probabilmente anche non prima del referendum costituzionale dell’autunno. Questo certo non basta a calmare le acque, da una parte e dall’altra. E allora c’è chi è visto come il candidato renziano ideale (Stefano Baccelli) e chi, sempre fra i renziani, fa sapere di essere pronto (il presidente del consiglio comunale Matteo Garzella). Dall’altra parte i tambelliniani (Lucca Civica e la maggior parte dei consiglieri Pd) studiano “piani B” che tengano conto anche dell’ipotesi peggiore, quella di due candidati a sinistra il giorno delle elezioni. Con le dichiarazioni pubblicate in queste pagine Tambellini rompe gli equilibri e avverte su cosa potrebbe succedere se si tira troppo la corda. Rimangono, tuttavia, delle domande senza risposta. La prima: in caso di primarie Tambellini correrà o si rifiuterà, preparandosi direttamente per una sfida nell’urna?. E ancora: il suo appello sarà recepito o è destinato a cadere nel vuoto?
Se per rispondere al primo interrogativo bisognerà aspettare ancora qualche mese, per il secondo ci sono dei banchi di prova ben più ravvicinati. Il primo, il più importante, è il piano strutturale. La giunta ha deciso di portarlo in consiglio il 30 e 31 maggio per l’adozione. Le opposizioni chiedono più tempo e Garzella si è offerto come mediatore, chiedendo a tutti (quindi anche a Tambellini) di cedere su qualche punto. A quanto ci risulta, la giunta non ha intenzione di tornare indietro sulle date di fine maggio. E questo potrebbe inasprire i mal di pancia dei renziani in consiglio, a partire dal presidente della commissione urbanistica Lucio Pagliaro. Anche se, nell’aula di palazzo Santini, la maggioranza è blindata e i numeri sono tutti con il sindaco. All’orizzonte, poi, resta la questione di Gesam che entro autunno dovrà essere risolta, in un modo o nell’altro. E anche questa sarà una buona cartina di tornasole per capire se la maggioranza ha accolto, o no, l’appello di Tambellini.
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