«Questo lavoro è usurante va anticipata la pensione»
Richiesta unanime da parte dei sindacati del lapideo e degli industriali L’audizione in commissione d’inchiesta al Senato, la Cisl: droni sui bacini
CARRARA. Aumentare i controlli sul rispetto delle norme di sicurezza, diminuire i ritmi di lavoro e inserire il lavoro del lapideo nell’elenco dei mestieri usuranti: sono queste le richieste che i sindacati hanno sottoposto alla commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato, nel corso delle audizioni che si sono tenute oggi a Roma. E anche la delegazione di Assindustria ha detto sì alla pensione anticipata per gli addetti del settore. E alla prossima convocazione, su richiesta della senatrice Sara Paglini (del Movimento 5 Stelle) parteciperanno anche i cavatori.
Hanno quindi sfilato in audizione davanti alla commissione del Senato, attingendo alla loro esperienza sul campo e al filo diretto con i lavoratori del settore, per spiegare come e dove intervenire per fermare la scia di sangue che ormai da 10 mesi scorre sulle cave di marmo e sulle aziende del piano. E non è un caso che le istanze presentate da Cgil e Fillea, Cisl e Filca, Uil e Feneal e Cobas Marmo, alla fine, siano praticamente identiche: maggiori controlli sulla sicurezza, abbassamento dei livelli di produzione e inserimento del comparto nella lista dei mestieri usuranti. Una proposta quest’ultima condivisa - dicevamo - dalla delegazione di Assindustria, anch’essa ascoltata dai senatori della commissione.
Le posizioni delle parti sociali sono state sintetizzate “in numeri” dal segretario dei Cobas Marmo, Dino Novembri: «Dal 1990 chiediamo che i cavatori siano inseriti nella lista dei lavori usuranti. Solo così si diminuirebbero gli incidenti, perché i casi di infortuni gravi riguardano spesso persone sopra i 50 anni. Non solo, i cavatori oggi vengono immolati sull’altare della produzione: ognuno di loro estrae ogni anno 4.615 tonnellate di marmo perché negli ultimi 20 anni la forza lavoro si è dimezzata arrivando a 650 addetti mentre il totale del materiale estratto è rimasto costante».
Le richieste del sindacato di base sono state sostanzialmente condivise da confederali e categorie. «I sei morti degli ultimi 10 mesi sono il risultato dell’aumento dei ritmi di lavoro e della precarietà. Con lo spettro della crisi e dell’entrata in vigore di Pit e legge regionale 35, le aziende sono preoccupate e tendono a produrre di più» ha spiegato Paolo Gozzani segretario provinciale di Cgil che insieme a Roberto Venturini, di Fillea, ha chiesto a istituzioni e politica «non atti di cordoglio, ma di aumentare i controlli e chiudere la partita dell’accordo di programma». «Serve più personale addetto ai controlli, si devono fare verifiche a sorpresa anche ricorrendo alle vedute aeree attraverso i droni» ha proposto Giacomo Bondielli a nome di Filca Cisl Toscana Nord, che insieme al segretario confederale Andrea Figaia ha riproposto la ricetta della patente a punti con sanzioni - ma anche premialità - in base alla “condotta” delle aziende.
«A questo punto servono risposte concrete e tempi certi. Il momento delle promesse e degli impegni è terminato. Bisogna intervenire su ritmi di lavoro, rispetto delle norme e incrementare le ispezioni per verificare se tutto è a norma» ha ribadito Franco Borghini, segretario di Uil Massa-Carrara.
A sfilare davanti alla commissione anche la delegazione di Assindustria che con Andrea Balestri ha tracciato un quadro del settore, condividendo la richiesta dei sindacati di abbassare l’età pensionabile per gli addetti. Gli industriali hanno quindi confermato l’atteggiamento di disponibilità e collaborazione sulle questioni legate alla sicurezza già manifestato al tavolo regionale con il governatore Rossi. Visto il poco tempo a disposizione delle audizioni di ieri, su richiesta della senatrice Sara Paglini (M5S) - che insieme alla collega carrarese Laura Bottici ha accolto la delegazione di lavoratori che ha accompagnato i sindacati- la presidente di commissione Camilla Fabbri (Pd) si è impegnata a riconvocare a breve parti sociali e industriali, per approfondire alcune questioni. E al prossimo incontro, saranno invitati anche i “diretti interessati”, ovvero i cavatori, per descrivere in prima persona cos’è il lavoro nei bacini marmiferi.
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