Rossi: in vendita le quote di Astaldi, non gli ospedali
Le Asl non hanno avuto ancora alcuna comunicazione La cessione è comunque subordinata a molti controlli
LUCCA. L’ospedale San Luca non è in vendita. A poter esser cedute, semmai, sono le quote detenute da Astaldi nel consorzio Sat che l’ospedale ha costruito e gestisce in concessione.
Ieri sulla vicenda è arrivato un doppio chiarimento. Il primo è quello del governatore Enrico Rossi: «La proprietà dei quattro nuovi ospedali toscani è e rimarrà pubblica. A meno che non si voglia dare per assunto che ci troviamo in un film di Totò, non si può vendere la roba di altri. Le nuove strutture resteranno patrimonio della collettività. Ciò di cui si parla, infatti, sono solo le quote di compartecipazione che il gruppo Astaldi possiede nella società che si è aggiudicata il project financing». Astaldi possiede il 35% di Sat (gli altri soci sono Pizzarotti e Techint) e il 35% di Gesat, società che gestisce i servizi non sanitari (dalla manutenzione del verde alla lavanderia).
La seconda nota è quella del Sior, il raggruppamento delle quattro ex Asl interessate dalla costruzione dei nuovi ospedali (oltre a Lucca, Pistoia, Prato e Massa Carrara). Anche il Sior, tramite il suo presidente Paolo Morello, conferma che «un’eventuale intenzione da parte di Astaldi di “ridurre il proprio indebitamento e per questo mettere in vendita i plessi” non si può riferire in alcun modo alla vendita delle nuove strutture ospedaliere realizzate a Pistoia, Prato, Lucca e Massa Carrara, che per legge appartengono al patrimonio indisponibile delle Asl. La proprietà dei quattro ospedali è delle Aziende sanitarie, così come la responsabilità delle prestazioni sanitarie in essi erogate; mentre il Concessionario, sulla base di livelli di servizio stabiliti dalle convenzioni, garantisce il funzionamento di tutti i servizi di supporto (dalla centrale di sterilizzazione, alla mensa alle pulizie, ecc…)».
Inoltre, «l’ipotizzata vendita (di cui al momento le Aziende sanitarie non hanno formale notizia), sarebbe comunque subordinata alla conclusione delle procedure di collaudo amministrativo finale delle opere. Inoltre, per poter procedere ad una cessione, sarebbe comunque necessaria una verifica da parte delle aziende sanitarie del possesso dei requisiti di legge (certificazioni antimafia, condizioni economico-finanziarie, casellario giudiziale) del soggetto subentrante».
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