Il Tirreno

Lucca

C’erano 2 sonde a disposizione del chirurgo

di Luca Tronchetti
C’erano 2 sonde a disposizione del chirurgo

Sequestrate dai militari all’ospedale S. Luca nell’inchiesta sul caso del rene scambiato

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LUCCA. I carabinieri del nucleo antisofisticazioni e sanità di Livorno assieme a quelli del Norm sono tornati all’ospedale San Luca dopo i sequestri della cartella clinica di Guido Dal Porto e dell’elenco del personale sanitario che si trovava in sala operatoria il 14 aprile scorso durante l’intervento chirurgico di asportazione di un rene (poi rivelatosi quello sano anzichè quello malato) al paziente. Sono tornati, su disposizione del sostituto procuratore Elena Leone, perché in un primo tempo l’Asl non aveva consegnato la sonda a disposizione dell’équipe medica che si trovava in sala operatoria durante l’intervento a cui era stato sottoposto l’ex imprenditore di San Ginese di Compito. Ed è emerso un particolare decisamente interessante ai fini investigativi. Le sonde in dotazione allo staff medico-chirurgico per eseguire l’ureteroscopia erano due di lunghezza diversa: una più corta di 43 centimetri e l’altra decisamente più lunga di 67 e in grado di raggiungere zone interne assai più lontane. La domanda sorge spontanea: se c’erano due sonde di diversa lunghezza perché l’urologo-chirurgo che è intervenuto per asportare il rene non ha eseguito le necessarie manovre con entrambe le sonde? Perchè si è limitato, come ha riferito agli organi d’informazione, a fare un’ureteroscopia dicendo che aveva un solo strumento con una lunghezza inadatta per arrivare a vedere nella sede dove era presente il tumore? Domande a cui l’autorità giudiziaria dovrà dare una risposta. Fondamentale per poter evidenziare le eventuali colpe mediche saranno i protocolli sanitari vigenti per quanto riguarda il trattamento dei pazienti dal momento della diagnosi al momento dell’intervento chirurgico. Ad oggi il magistrato ha delegato la polizia giudiziaria a sentire, come persone informate sui fatti, i tecnici, gli infermieri e i medici che si sono trovati in qualche modo a contatto con Dal Porto. Al momento non ci sono iscrizione nel registro degli indagati e la vicenda è inserita nel registro generale a modello 44 per il reato di lesioni gravissime per colpa medica. Sul piano strettamente sanitario, l’Asl ha sospeso il chirurgo urologo Stefano Torcigliani mentre la radiologa Claudia Gianni - che eseguì una Tac all’addome con contrasto rilevando una neo formazione tumorale della pelvi renale lunga circa un centimetro scrivendo «a destra» anzichè «a sinistra» - è regolarmente al lavoro perchè, stando all’Asl, l’errore commesso è di per se evidente e non c’è bisogno di fare ulteriori indagini.

Richiesta di grazia. Ieri mattina l’avvocato Veronica Nelli ha depositato alla procura generale in Corte d’Appello a Firenze la richiesta di grazia nei confronti di Guido Dal Porto, attualmente ai domiciliari per scontare una pena di tre anni e tre mesi per bancarotta. Meno di dieci pagine nelle quali il protagonista della terribile vicenda sanitaria ripercorre la sua storia. Dal momento in cui entra nel penitenziario di San Giorgio agli ottimi rapporti con la polizia penitenziaria e i detenuti sino alla scoperta del male e alla data dell’intervento chirurgico sbagliato compresi gli attestati d’affetto ricevuti e l’intervento dell’onorevole Granaiola. L’ex imprenditore chiede come risarcimento morale un atto di clemenza che è di competenza del presidente della Repubblica. Ora il procuratore generale acquisirà ulteriori informazioni e con le osservazioni del caso invierà l’incartamento al ministero che passerà la palla a Sergio Mattarella. L’ultima parola spetterà al Capo dello Stato.

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