Rene scambiato, azione disciplinare dell’Ordine
Per i medici l’errore nell’intervento chirurgico è stato favorito dagli orari e dall’organizzazione
LUCCA. Un errore umano. Ma «facilitato» da circostanze esterne, come i carichi di lavoro, l’organizzazione dell’ospedale per intensità di cura e la carenza di personale. Così l’Ordine dei medici di Lucca classifica quanto avvenuto ormai quasi due settimane fa al San Luca, con l’asportazione di un rene sano al posto di quello malato di tumore.
L’ordine, in una sua nota, spiega di essere «rimasto profondamente colpito dalla vicenda umana che ha interessato soprattutto la persona cui è stato asportato erroneamente un organo sano, ma anche i due professionisti dell'ospedale San Luca, coinvolti e rattristati per l'accaduto. Anche l'ordine ha convocato in proposito la propria commissione di disciplina, dopo l'audizione dei due medici ad opera del Presidente, attivandosi contemporaneamente per ottenere dagli organismi competenti (Asl, Regione, Procura della Repubblica, Ministero) elementi di giudizio atti a chiarire tutti i risvolti della vicenda».
E proprio sul merito (e sulle cause) di quanto avvenuto al San Luca, l’Ordine sostiene che «se ad oggi tutte le apparenze sembrano concorrere ad attribuire il fatto all'errore umano, preme tuttavia rimarcare come altre condizioni più generali ed indipendenti dal singolo medico abbiano facilitato il suo concretizzarsi. In particolare, gli eccessivi carichi di lavoro senza turni di riposo adeguati, la carenza di personale medico ed infermieristico, la tipologia dell'organizzazione complessiva del sistema per intensità di cura con la spersonalizzazione del rapporto medico-paziente e l'insufficiente comunicazione e condivisione tra professionisti ad essa conseguenti, tutti fattori fra loro intrinsecamente connessi, hanno certamente contribuito, come le statistiche ci confermano, al verificarsi dell'evento».
Secondo i medici, poi, anche il risalto avuto sugli organi di comunicazione è stato negativo, sostenendo che tutto questo «non rafforzi l'alleanza tra operatori sanitari e cittadini utenti ma, anzi, contribuisca ad amplificare lo scollamento e la sfiducia degli uni nei confronti degli altri. È necessaria invece maggiore sensibilità da parte di tutti a trattare simili vicende, specialmente in questo particolare momento di transizione, per non aggravare la già pesante situazione di precarietà che il nostro territorio sta vivendo».
Infine, l’invito a non fare di ogni erba un fascio: «Qualunque sarà la conclusione di questa tristissima vicenda, fin d'ora l'Ordine invita tutti ad avere sempre ben presente il fatto che un unico episodio che coinvolge singoli medici non può e non deve essere il pretesto per colpevolizzare un intero reparto, un intero ospedale, una intera categoria professionale il cui lavoro quotidiano e qualificato costituisce l'elemento essenziale ed indispensabile per il funzionamento del sistema sanitario pubblico».
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