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Itinera, Bortoli difende il bando «Nessun obbligo di legge sul voto»
L’amministratore unico della Holding: ancora non ci sono i decreti attuativi sul risultato della laurea Attacco alle consigliere Giorgi e Bianchi e alla Cgil che aveva chiesto di ripartire da zero sulla gara
LUCCA. Andrea Bortoli, amministratore unico di Lucca Holding, difende la selezione per un contratto a tempo determinato a Itinera, messo nel mirino dalle consigliere comunali Maria Laura Chiara Giorgi (5 Stelle) e Roberta Bianchi (Rifodnazione comunista).
Bortoli spiega di essere «tra i destinatari di un formale atto di diffida che le consigliere comunali mi hanno indirizzato in quanto amministratore di Lucca Holding oltre che a Laura Celli, per la sua qualità di amministratrice di Itinera Srl, a non utilizzare, nelle procedure di formazione di una graduatoria per l'assunzione a tempo determinato di un dipendente di IV livello visto che tra i requisiti di ammissione viene, a loro giudizio illegittimamente, richiesto un voto minimo di laurea (100/110)».
Bortoli spiega di ritenere che «i componenti di un consiglio comunale abbiano titolo per esercitare pressione diretta, con tono ultimativo, sugli amministratori delle società di capitali controllate dal comune di Lucca, i quali sono tenuti a rispettare solo i doveri ad essi imposti dallo statuto, dal codice civile e da eventuali indirizzi specifici impartiti dal comune. Per il loro importante ruolo democratico, i consiglieri comunali hanno certamente diritto di ottenere dagli uffici e dalle aziende del comune tutte le notizie e informazioni in loro possesso, ma non sono autorizzati ad intimare o ingiungere direttamente divieti o comportamenti di sorta, come l'immediato ritiro di un bando di concorso». Nel merito della diffida, Vortoli ricorda che prende spunto «dal nuovo insieme di principi recentemente introdotti dal Parlamento in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (la cosiddetta legge Madia): il governo è chiamato ad emanare entro 18 mesi nuove norme sul lavoro alle dipendenze di amministrazioni e società pubbliche, secondo criteri riformatori che comprendono, tra l'altro, la soppressione del requisito del voto minimo di laurea nei concorsi pubblici». Il punto è che, per il momento, mancano le disposizioni attuative: «Poiché il necessario schema di decreto legislativo non è stato neppure predisposto dal Governo - sostiene Bortoli - in materia di reclutamento di personale continuano a valere le norme del decreto del 2001, nel quale si trova ben precisato l'obbligo tassativo di operare con massima “economicità e celerità di espletamento” dei concorsi. Quindi, piaccia o non piaccia, l'ordinamento vigente resta rigorosamente ispirato alla prioritaria esigenza di “risparmio e speditezza”, che agisce in senso opposto al principio, evocato dalle due esponenti, ma per ora contenuto solo in una legge delega approvata nell'Estate 2015 dal Parlamento mentre contemporaneamente ammoniva il Governo che “la soppressione del requisito del voto minimo di laurea per la partecipazione ai concorsi, determinando un ampliamento della platea di accesso, potrebbe rendere più oneroso per le pubbliche amministrazioni lo svolgimento dei concorsi”. Per concludere: Itinera ha bisogno di una qualificata risorsa di personale per far fronte agli impegni della stagione estiva; la società intende reclutare, mediante concorso pubblico per esami, ai sensi di legge, una unità di IV livello, da assumere a tempo determinato ed inserire in fretta.
«Qualora Itinera dovesse già attenersi - conclude Bortoli -, come senza ragione viene saccentemente affermato, al criterio di soppressione del requisito del voto minimo di laurea o - come pare auspicare la Cgil - volesse trascurare ogni altro qualificante requisito preselettivo, il conseguente allargamento della platea di accesso al concorso aumenterebbe in maniera sproporzionata, rispetto al limitato obiettivo di procedere ad un'assunzione a tempo determinato, i costi e i tempi della procedura, fino a non permetterne probabilmente la conclusione in tempo utile».
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