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Condannato per spaccio ex gestore di un ristorante
Il locale era diventato il centro di un commercio di sostanze stupefacenti Nel conto con spaghetti e bistecca erano incluse cocaina, hashish e marijuana
PORCARI. Il conto era più alto del previsto perché lo spaghetto o la bistecca con patate celava spesso il costo di una dose di droga. Così l’ex gestore di un ristorante di Porcari è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti a tre anni di reclusione e duemila euro di multa. Si tratta di Massimiliano Fornaciari, 37 anni, originario di Porcari, interdetto per cinque anni dai pubblici uffici e attualmente lontano dal comune di residenza. L’ex ristoratore è stato assolto dall’ipotesi più grave legata allo spaccio: aver adibito il locale a «fumeria» o comunque a luogo di consumazione della droga. Nel dibattimento è emerso con chiarezza che all’interno del ristorante si cedeva coca, hashish e marijuana a giovani che arrivavano da tutta la Piana. Ma, anche attraverso riprese video, intercettazioni e pedinamenti, non sono mai emersi episodi di consumazione dello stupefacente in loco.
Le altre condanne. Assieme a Fornaciari il collegio giudicante (presidente Gerardo Boragine, a latere Lidia Genovese e Valeria Marino) ha condannato gli albanesi Drillon e Saimir Perpali, all’epoca dei fatti contestati domiciliati a Capannori, rispettivamente a 38 mesi di reclusione e 2200 euro di multa e un anno e sei mesi e 1500 euro di multa. Anche per Drillon Perpali è scattata l’interdizione quinquennale dai pubblici uffici. Assolti invece due extracomunitari per non aver commesso il fatto: Albert Ferhati e Abdessamad Bouallali.
I fatti. La vicenda risale alla primavera del 2013 quando i carabinieri del reparto investigativo accertarono numerose cessioni di stupefacente e un’attività di vendita di droga al dettaglio per circa 100-200 grammi al mese. Un’operazione che si concluse con 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere, tre agli arresti domiciliari e tre misure di obbligo di presentazione alla pg. Al centro dello spaccio avvenuto nel 2013 c’era la vecchia gestione dell’osteria Vecchio Bigio a Porcari (la nuova gestione è totalmente estranea alla vicenda) rappresentata da Massimiliano Fornaciari. Stando agli investigatori le intermediazioni avvenivano usando un linguaggio convenzionale -con parole del tipo vino, attrezzature, bevute, le rose - che serviva per indicare la quantità e il tipo di droga e i falsi riferimenti a tavoli, cene e posti fatti a Fornaciari erano utilizzati per nascondere il riferimento allo stupefacente, prenotarlo e acquistarlo. (l.t.)
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