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Marcucci detta la linea, «Le primarie? Si faranno»
Il senatore Pd vede in positivo l’operato di Tambellini ma prende tempo per dare un giudizio definitivo: «L’ultimo anno di governo sarà determinante»
LUCCA. Non ci saranno amministrative 2017 senza primarie. Del resto, è scritto nero su bianco sullo statuto del Pd e Lucca non sarà un’eccezione.
Parola del senatore Andrea Marcucci. Intervistato negli studi di NoiTv il presidente della commissione scuola e cultura del senato detta la linea del partito, detta le linee guida in vista della scadenza elettorale nel capoluogo in agenda fra un anno e che sarà un importante banco di prova per il centrosinistra nella sua totalità: potrà essere una riconferma e quindi un segnale di fiducia a cinque anni di governo della giunta Pd guidata da Alessandro Tambellini. Ma potrebbe essere anche la fine di un sogno per il centrosinistra lucchese. Marcucci parla di politica e non solo: parla di progetti per il futuro di Lucca e del suo territorio.
Senatore, le primarie si faranno in vista del rinnovo del parlamentino lucchese? Negli ultimi tempi è stato un argomento quasi off-limits.
«Io sono tra quelli che difende il sistema delle primarie, è nel Dna del Pd, le vivo positivamente. Prima di candidarmi alle politiche il Pd decise di farle: io sono sottoposto alle primarie e in quell’occasione non sono state facili. È un sistema che crea congiunzione nel corpo elettorale e porta le decisioni fuori dalle stanze dei partiti. Diverso è quando ci sono le preferenze, vedi per le politiche con la riforma. Ma dove la scelta è monocratica, come accade per un sindaco, vanno bene. Lo statuto del Pd dice che le primarie si fanno sempre, quindi è ovvio che si facciano anche a Lucca. Il sindaco uscente è candidato di diritto, ha una posizione di privilegio. Le primarie non possono essere vissute come un motivo di indebolimento per l’amministrazione. Se viene riconfermato come candidato, il sindaco uscente esce rafforzato dalle primarie; se il risultato fosse invece negativo, anticiperebbe un esito elettorale. La normalità è che le primarie ci sono e con il sindaco uscente. È la normalità delle regole interne del Pd, rafforzate da una riforma recente».
Il clima nel Pd lucchese. In più occasioni, come è accaduto ad esempio nel dibattito sul progetto di scissione asimmetrica di Gesam, nel partito si sono evidenziate tensioni e spaccature, anche forti. Come giudica questa situazione?
«Il Pd ha alcune ambizioni, come quella di mettere insieme culture diverse e proiettarle nel futuro. Ma questa amalgama non è semplice. Il Pd vuole essere un grande partito popolare e deve prevedere forti dialettiche a livello nazionale e locale. Non sono tra chi amerebbe un partito a una voce sola. Non l'amavo quando ero nella minoranza Pd, non l'amerei neanche oggi che sono in maggioranza. È legittimo che su questioni rilevanti ci sia un confronto, ma costruttivo, a volte anche aspro. Su questioni specifiche, come Gesam, la verifica delle azioni amministrative si fanno anche internamente agli organi di partito. Il Pd lucchese sta dimostrando di essere un partito capace. Si cerca di fare sinergia con il governo nazionale e regionale. La dialettica se rimane in ambiti costruttivi di proposta e confronto, è accettabile ed estremamente positiva.
Poi ci sono casi, come Viareggio, dove c’è un sindaco che afferma di riconoscersi nel Pd ma il partito sta all’opposizione in consiglio comunale.
«Il sindaco Giorgio Del Ghingaro è fuori dal Pd per la scelta di candidarsi contro il Pd. Ma questa scelta ha una storia. Il Pd sbagliò all'epoca a non fare le primarie: questo aspetto attenua le conseguenze della scelta di Del Ghingaro. Fa bene a dire di essere di centrosinistra, ci sono dei tempi. Le vicende fanno ipotizzare percorso di riavvicinamento, io lavoro per farlo accadere. Del Ghingaro ha un carattere spigoloso e l’operazione non è facilissima. Ripartiremo da errori anche nostri affinché la proposta di Viareggio torni ad essere incisiva e bisogna essere uniti per supportarla».
Senatore, qual è il suo giudizio sull’amministrazione di Tambellini? È un sindaco che dice di non essere molto propenso a sostenere le primarie. Se alla fine decidesse di non parteciparvi cosa accadrebbe?
«Il mio giudizio complessivo sull’amministrazione Tambellini è positivo. Ricordo il disastro dell'amministrazione precedente. Tambellini ha fatto chiarezza. Il giudizio definitivo però potrò formularlo solo prima delle elezioni. Ci sono partite rilevanti in gioco: come si affronta il Piuss, quali progetti per l’area dell’ex Campo di Marte, la ridefinizione urbanistica. Quali saranno le strategie di valorizzazione dei beni culturali, delle Mura sulle quali la Fondazione Crl ha tanto investito, come si rafforzerà l’attrattiva culturale e turistica della città. L’ultimo anno sarà determinante. Penso che sia presto parlare di primarie, ma quando ci saranno sarà naturale che sindaco uscente le viva con trasparenza e tranquillità. Noi facciamo primarie aperte, si potrà chiamare tutta cittadinanza a partecipare, con gioia e felicità».
La cultura, appunto. Ormai uno dei motori principali dell’economia locale. E fosse solo per una vicinanza geografica, l’offerta culturale di Lucca si lega naturalmente con quella della costa. Quale il suo progetto?
«Ci sono due macroquestioni. La prima è Puccini. Da tempo provo a lanciare una ricetta ma trovo tutti resistenti. La mia ricetta è un'unica grande fondazione con dentro il teatro di Torre del Lago, la Casa museo di Lucca, la casa museo di Celle che dovrebbe avere anche la gestione del teatro del Giglio. Diventerebbe un’ eccellenza assoluta e di calibro mondiale. Se tutti questi soggetti stessero insieme ci sarebbe la capacità di finanziaria di sostenere un progetto del genere. Ma non accadrà mai se non si farà un salto di qualità. E poi il Carnevale. È stato fatto uno sforzo per supportare il Carnevale in generale, non solo di Viareggio: adesso è considerato un’attività culturale di livello nazionale. Abbiamo anche emesso un piccolo bando per elargire contributi economici ai carnevali storici e sono sicuro che quello di Viareggio possa attingervi, ma non basta. Bisogna guardare con una visuale più ampia: bisogna mettersi in collegamento con l’Europa, prendere contatti con grandi sponsor. Si deve guardare avanti e va al di là di confini nazionali: sono convinto che Del Ghingaro e il presidente Enrico Rossi siano su questa linea».
Un altro tema, molto sulla pelle dei cittadini: la sicurezza. Furti, rapine, scippi, anche episodi più gravi sono purtroppo all’ordine del giorno sul nostro territorio. Cosa si può fare per contrastarli?
«Con i colleghi parlamentari di Lucca e con la senatrice Manuela Granaiola di Viareggio e il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione abbiamo di recente incontrato in prefettura i responsabili delle forze dell’ordine, il questore, il prefetto, la guardia di finanza per sollecitare risposte concrete a quello che è il problema percepito da tutti a tutti i livelli: quello della criminalità. Tra l’altro l’esperienza del furto l’ho vissuta anche sulla mia pelle. So cosa si prova a rimanerne vittima, conosco il disagio anche psicologico che si prova. Le istituzioni devono reagire con organici adeguati, con una forte sinergia. Le forze dell’ordine non sono poche sul territorio. In tema di sicurezza ci siamo impegnati a fondo. Ringrazio forze dell’ordine e magistratura per il loro impegno quotidiano. Su fronte normativo pensiamo a modificare il quadro generale. Sto lavorando a un disegno di legge per innalzare le condanne. Se chi compie questi reati viene arrestato ma dopo poco viene liberato, questo sembra vanificare il lavoro delle forze dell’ordine. Non condivido proclami da sceriffi e armi in casa: la soluzione è nelle istituzioni. Se la normativa non è più adeguata al quadro attuale va cambiata. Per i cittadini la sicurezza è un diritto fondamentale, devono essere necessariamente garantiti».
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