Il Tirreno

Lucca

Lavoro non in regola Centinaia di sanzioni

di Luigi Spinosi
Lavoro non in regola Centinaia di sanzioni

C’è chi preferisce chiudere piuttosto di rispettare le norme

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LUCCA. “Freddi numeri”: è una definizione abusata e, a ben guardare, spesso falsa. I numeri possono servire a descrivere la realtà che ci circonda e, a volte, lo fanno meglio delle parole. Ed è soprattutto ai numeri che si affida Annamaria Venezia (direttrice dal 21 gennaio 2015) per fare il punto di un anno di attività della Direzione territoriale del lavoro in provincia di Lucca. Un lavoro notevole, tenendo conto di due fattori: le scarne forze a disposizione («Un’ottantina di persone, con meno di 30 ispettori su Lucca, li sto “spennando” e sono davvero bravi») e il momento di transizione e riorganizzazione con la creazione della direzione unica per due province (Lucca ovviamente, e Massa).

Non solo repressione. Prima di fare il punto sugli illeciti riscontrati Annamaria Venezia ricorda anche gli interventi “pro”, ossia l’attività a tutela dei soggetti più deboli. Come per esempio i lavoratori rimasti senza impiego e senza pensione per effetto della Fornero: su 191 istanze di salvaguardia presentate tra il novembre 2014 e il febbraio 2015 ne sono state accolte 133. Per quanto riguarda la conciliazione sono importanti i risultati sul licenziamento per giusto motivo (come la crisi di un’azienda) dove su 124 istanze in 87 casi è stato trovato un accordo (mentre in 17 la procedura è stata revocata). Importante poi il caso delle astensioni dal lavoro per le lavoratrici madri, dove si tratta di tutelare un doppio diritto. Quello delle donne innanzitutto, ma anche quello dei datori di lavoro davanti a richieste ingiustificate («L’abuso di un diritto – ha commentato Venezia – è il miglior modo per perderlo»): su 562 domande 514 sono state autorizzate.

Le ispezioni. Passando al capitolo controlli, nonostante quanto detto all’inizio sulle difficoltà oggettive degli uffici, nel 2015 sono state fatte 1.655 ispezioni e per 1.458 di queste le pratiche sono state definite. Ebbene, in 731 casi su 1.458 (qualcosina più del 50%) sono state trovate delle irregolarità. «Attenzione però – spiega Annamaria Venezia – questo non vuol dire il 50% di tutte le attività fanno delle infrazioni. Quella è la percentuale sulle aziende ispezionate (e le ispezioni spesso scattano in presenza di elementi sospetti ndr). Ma al tempo stesso non vuol dire che l’altro 50% sia perfettamente in regola, ma solo che non sono stati trovati elementi sufficienti a provare il contrario». Le ispezioni si sono concentrate soprattutto nel terziario (commercio in primis) rispecchiando l’attività principale del territorio, con il 62% dei controlli. Il 23% dei controlli in edilizia è spiegato invece con il fatto che si tratta di uno dei settori più a rischio infortuni. I resto è diviso tra industria (9%) e agricoltura (6%).

Lavoro nero. I controlli hanno fatto emergere 1.138 lavoratori irregolari, di questi 448 (il 39%) erano completamente al nero, senza alcuna tutela. Di questi 448 lavoratori fantasma appena 30 sono risultati extracomunitari («Smentendo il luogo comune che rubano il lavoro agli italiani»).

Altre irregolarità. In totale dai 1.458 controlli sono emersi 5.560 illeciti amministrativi, 763 notizie di reato e prescrizioni e 4.882.747 euro di imponibile evaso od omesso («Tutta ricchezza sottratta al territorio»). Nello specifico per quanto riguarda le ipotesi di reato il 78,7% riguarda il campo della prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Subappalti nascosti. Interessante poi un caso di distacco illecito che ha visto coinvolta un’impresa edile di Lucca: assumeva dipendenti e subito li distaccava a un’altra azienda in un altra regione. Tutto per aggirare il divieto di subappalto.

Sospensioni sanate e no. In 62 casi è stata trovata una percentuale di lavoratori in nero pari o superiore al 20% del totale. In quel caso scatta in automatico la sospensione dell’attività, che però può essere sanata nel giro di 12 ore (pagando la sanzione e assumendo il lavoratore, e fra l’altro, con le nuove regole, anche rateizzando le sanzioni): 17 i casi in edilizia e 41 nel commercio (gli altri 4 tra agricoltura e industria). Ebbene, la cosa curiosa è che in 8 casi in edilizia, e in 7 nel commercio, gli imprenditori hanno rinunciato a sanare la pratica. Questo cosa vuol dire? «Che quelle imprese guadagnavano proprio sul lavoratore in nero – spiega Venezia – e al di là del fatto che in questo modo facevano concorrenza sleale a chi le regole le rispetta, questo vuol dire che quelle attività non esistono più. E se nel caso dell’edilizia si tratta di rinunciare a un appalto, nel caso dei negozi invece vuol dire cessare del tutto l’attività».

Farsi sentire. L’attività di controllo, o la sua assenza, si fanno sentire. Due esempi: è bastata una verifica sull’uso dei vocheur in agricoltura, settore evidentemente un po’ dimenticato in passato, per riscontrare un uso non corretto nel 60% dei casi. Al contrario a Viareggio le aziende che operano nel Carnevale hanno appreso la lezione. Dopo che nel 2015 i controlli avevano portato a scoprire un uso improprio dei voucher in 33 casi, quest’anno quel numero è sceso a zero e solo in 3 aziende (su 29) sono state trovate irregolarità.

Caso limite. È quello di un call center, dove sono stati trovati 43 lavoratori in nero e 199 che avevano contratti che non rispecchiavano il ruolo reale, con il recupero di 923.135 euro di contributi.

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