Il Tirreno

Lucca

«Ho seguito il cane e ho scoperto il corpo di un uomo»

di Luigi Spinosi
«Ho seguito il cane e ho scoperto il corpo di un uomo»

Il racconto dell’uomo che ha trovato il cadavere senza nome «Inizialmente ho pensato alla carcassa di qualche animale»

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LUCCA. «Quando l’ho visto ho pensato alla carcassa di un animale portato dalla corrente. Solo quando ho rimosso le frasche che lo coprivano mi son reso conto che quello era il corpo di un uomo»: Felice Tomei è il proprietario di Attila, il vero artefice della macabra scoperta fatta ieri mattina sulle sponde del fiume Serchio a San Pietro a Vico. Attila è un cane, un pastore corso, che già da qualche giorno puntava la zona del ritrovamento. Ieri mattina il suo proprietario l’ha seguito, ha attraversato la boscaglia ai lati del fiume quando, adagiato alla base di un albero e coperto dalle ramaglie portate dalla corrente (quella stessa corrente che aveva depositato lì il cadavere), non ha trovato il corpo.

«All’inizio nemmeno la pelle bianchissima mi ha messo sull’avviso – continua Tomei – avrebbe potuto trattarsi di un cane o di un altro animale trovato morto e gettato dal padrone del fiume, dopo averlo immerso nella calce come si faceva una volta. Invece no. Quando ho levato i rami che lo coprivano ho scoperto che quello era il tronco di una persona. Penso un uomo, ma non sono sicuro perché era di schiena. Non aveva la testa, e nemmeno le mani. O, meglio, di una delle due c’erano ancora delle parti, mentre dell’altra era rimasto solo un moncherino. A quel punto ho chiamato subito il 113 e ho dato l’allarme».

Il corpo era completamente nudo, presumibilmente “spogliato” dalla permanenza nell’acqua: «Erano rimasti solo i calzini e la cintura dei pantaloni. Forse dei pantaloni di velluto, almeno da quel che si poteva capire da quei pochi frammenti rimasti», prosegue Tomei.

Il corpo era disteso, con la parte anteriore appoggiata rivolta verso terra e parzialmente appoggiata al tronco: «La cosa curiosa erano le braccia – continua Tomei – erano stese in avanti».

Difficile dire da quanto tempo quel corpo si trovasse lì, forse giorni, se non addirittura settimane. Il punto in cui è stato ritrovato non è lontano da un gruppo di case, compresa quella della famiglia Tomei, in pratica appena sotto la scarpata di via della Macchia, un percorso praticato anche da molti amanti delle passeggiate. Eppure se non fosse stato per Attila quei poveri resti avrebbero potuto essere portati via alla prossima piena del Serchio, senza venir mai ritrovati. Il corpo, infatti, anche se vicinissimo a case, strada, e anche al tratturo che da via della Macchia porta direttamente sul fiume, era in un punto in cui non vi era motivo di andare. Per arrivarci occorreva passare tra mucchi di fango e sabbia e farsi largo tra i rami degli alberi e le frasche portate dall’acqua.

Insomma, un punto dal quale non passa mai nessuno, specialmente in questo periodo dell’anno. Il corpo era molto vicino al fiume, ma in una zona dove in quel momento non arrivava l’acqua del Serchio. È difficile esprimersi con esattezza sul “quanto tempo”, anche se un’ipotesi viene avanzata dallo stesso Felice Tomei, il quale conosce bene il fiume, vivendo lì accanto: «Probabilmente il corpo è lì da una quindicina di giorni, dall’ultima volta che il livello del Serchio si è alzato fino a raggiungere anche questo punto».

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