Il Tirreno

Lucca

Politica e affari, cosa ruota intorno al gas

di Luca Cinotti
Politica e affari, cosa ruota intorno al gas

In ballo i lavori milionari che la galassia Gesam garantisce al territorio. E la possibilità di rinegoziare il contratto Sinergo

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LUCCA. Ci sono momenti in cui le volontà dei singoli si inseriscono come granellini di sabbia nelle ruote dentate della politica e degli affari. Sorprendendo anche chi per mestiere non è abituato a essere preso alla sprovvista, e sollevando interrogativi e dubbi. Questo è quanto sta succedendo anche nel caso di Gesam Energia, dove tutto ruota intorno alle decisioni e alle scelte del presidente Giovanni Magnani. Decisioni e scelte che, comunque, non nascono dal nulla. Ma arrivano da una serie di tensioni fra l’amministrazione e la società, che ormai vanno avanti da mesi. E i tempi, in queste vicende, contano. Perché - si fa notare dalle parti di palazzo Orsetti - un’uscita come quella dell’altroieri di Magnani non avrebbe avuto la risonanza che ha avuto se Gesam non fosse stata nel mezzo del passaggio della scissione.

E così il gesto di un singolo diventa qualcosa di più. Diventa la spia di tensioni che vanno avanti da mesi e mesi nella politica e fra questa e gli affari. Attriti che ruotano intorno al futuro di Gesam, azienda che rappresenta un punto focale dell’economia lucchese. La galassia dell’ex municipalizzata del gas, infatti, ha una grande importanza come committente di lavori. E il sentimento che nasce nel mondo delle imprese (ma che poi si allarga alla politica) è quello della paura di perdere tutto o parte del potere decisionale nella gestione dell’azienda, in vista di un matrimonio (forzato) con Toscana Energia.

La politica, dunque, nel caso Gesam e in quello Gesam Energia in particolare sembra essere un passo indietro. La lettura dell’uscita di Magnani come un affiorare del contrasto renziani-non renziani all’interno del Pd e della maggioranza che sostiene il sindaco Alessandro Tambellini non tiene. Perché il siluro di Magnani sembra diretto all’operazione di scissione preparata in mesi di pazienti trattative dall’amministratore unico di Lucca Holding Andrea Bortoli. E questa operazione - spiega chi conosce le carte - certo non è vista in maniera negativa dai renziani toscani (che esprimono la maggioranza del partito e il segretario Dario Parrini): Gesam, infatti, porterebbe in dote la rete lucchese a Toscana Energia, nella quale sono soci moltissimi comuni a guida renziana. Ciò non toglie che, sulla scorta della battaglia Comune-Magnani, anche all’interno del Pd possano arrivare voci recalcitranti rispetto al comportamento di Tambellini. Ma sarebbe più un “prendere la palla al balzo” che una vera e propria strategia pensata a tavolino.

Fra pochi giorni Magnani sarà sostituito da un presidente che si occuperà dell’approvazione del bilancio 2015 e che poi - probabilmente - verrà riconfermato. Ma se il caso Gesam Energia si sgonfierà (al netto di code giudiziare), certo non sarà così per la partita della scissione. Qui - lo ripetiamo - sta il nocciolo del problema. In scelte politiche (perché di competenza, in ultima istanza, del consiglio comunale) che hanno un peso importante sull’economia del territorio.

L’ipotesi di accordo raggiunto con Toscana Energia prevede alcune guarentigie per il socio pubblico lucchese, a partire dal mantenimento della sede. Ma la vera partita sarà sulla capacità di mantenere lavoro e affidamenti sul territorio.

Anche il Comune, in questa partita più ampia del semplice “sfogo” di Magnani, gioca più di un ruolo. Perché se da una parte è socio di maggioranza in Gesam spa e totalitario in Gesam Energia, dall’altra è anche cliente privilegiato di quest’ultima che, tramite il contratto Sinergo, gestisce illuminazione pubblica e riscaldamento nelle strutture comunali. Un contratto che, fino al 2040, prevede canoni fissi (e milionari) che il Comune si impegna a versare. Finora i tentativi fatti dall’amministrazione Tambellini di smontare questo contratto (peraltro stigmatizzato dall’Anticorruzione per la modalità di affidamento a una società non in house) non hanno avuto esiti concreti. E allora, ecco che la scissione, con la nascita di una società in house per illuminazione e servizi vari servirebbe anche a rinegoziare il contratto. Una partita milionaria, per palazzo Orsetti. Che forse nemmeno il granellino-Magnani è in grado di bloccare.

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