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Lucca

l’incontro

Visita del vescovo Castellani alla sede Cri e ai migranti

LUCCA. Il vescovo in visita ai migranti. Ieri Italo Castellani ha varcato il cancello della sede operativa della Croce Rossa Italiana dove trovano alloggio i richiedenti asilo che arrivano dal sud...

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LUCCA. Il vescovo in visita ai migranti. Ieri Italo Castellani ha varcato il cancello della sede operativa della Croce Rossa Italiana dove trovano alloggio i richiedenti asilo che arrivano dal sud del mondo. Accompagnato dalla direttrice della Caritas Donatella Turri e dalla vice Lorella Sestini il vescovo ha visitato la sede operativa emergenze della Cri, e gli uffici intrattenendosi con i volontari e i dipendenti. È stata poi la volta delle tende che ospitano i migranti (ad oggi sono presenti 125 persone) e della mensa dove venivano distribuiti i pasti. Il vescovo ha salutato e ha chiesto informazioni sul menu del giorno complimentandosi per l'efficienza e la organizzazione del campo.

«Sono solito varcare tutti i cancelli, da quello del carcere a questo – ha detto il vescovo Castellani – e ogni volta che incontro delle persone il cuore mi si commuove dato che vado a incontrare situazioni pesanti. Vedevo i volti di questi ragazzi e devo dire che pensavo che il flusso fosse rallentato ma è un continuo invece. Penso che dobbiamo sempre più unirci e non chiuderci. Vanno considerati come fratelli, come figli. Noi come Lucca dobbiamo continuare ad aprire il cuore aiutandoli».

«Le nostre parrocchie laddove è stato possibile – ha proseguito – hanno aperto anche degli spazi, delle canoniche, hanno dato casa. Continuamente vengono effettuate raccolte di vestiario, di viveri tramite la Caritas che è in continuo movimento. Ringrazio i parroci e la gente perché noi accogliamo tutti, anche i non credenti. Non bisogna avere diffidenza perché quando arriva mezzogiorno tutti hanno bisogno di che mangiare. Soprattutto diamogli affetto perché tutti ne hanno bisogno, non abbiamo paura. La differenza di razza, di cultura, di religione può essere una ricchezza, bisogna imparare l'un l'altro».

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