Il Tirreno

Lucca

Fondazione, nuovo socio dopo il flop del fotovoltaico

di Luca Tronchetti e Luca Cinotti
Fondazione, nuovo socio dopo il flop del fotovoltaico

Concordato preventivo per “Il Leccio”, l’azienda partner di San Micheletto Si punta a recuperare i trenta milioni investiti nella “Lucca Solare”

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LUCCA. Una scelta obbligata. Per cercarcare di rientrare (almeno in parte e per quanto possibile) da un investimento milionario che finora ha portato poca o nulla soddisfazione. La Fondazione Cassa di Risparmio ha un nuovo socio nell’avventura degli impianti fotovoltaici. Si tratta della “Green Utility” di Roma, azienda di livello nazionale, che affiancherà l’ente guidato da Arturo Lattanzi nella società che fino a poche settimane fa si chiamava “Lucca Solare” e che da metà dicembre si chiama “Green Lucca”. In questa azienda la Fondazione ha il 49% delle azioni, mentre “Green Utility” ha il 51%: la quota, appunto, rilevata per circa due milioni dalla “Il Leccio spa”, la società originariamente partner di San Micheletto. L’intento della manovra, spiegano fonti vicine alla Fondazione, è di riuscire a far fruttare gli impianti realizzati e, finora, non remunerativi. Al punto che il bilancio 2014 di “Lucca Solare” si è chiuso con un passivo di oltre 17 milioni, che ha portato all’azzeramento del capitale sociale. Serve, insomma, realizzare utili, visto che la Fondazione in questa impresa ha investito circa 30 milioni di euro, fra versamenti del capitale sociale e sottoscrizione di obbligazioni. Tutto questo - si è ragionato in San Micheletto - certo non poteva essere fatto con “Il Leccio”, società ormai in ginocchio e per la quale il tribunale fallimentare ha detto sì al concordato preventivo in continuità.

Il concordato. “Il Leccio spa”, con sede legale in via di Vorno a Guamo è stata costituita dalla famiglia Nencini quale holding del gruppo di società sviluppatesi negli anni Ottanta nel ramo degli impianti elettrici (concessioni comunali sui cimiteri, pose in opera per conto dell’Enel spa) per poi proseguire negli anni Duemila con il settore della compravendita di immobili e terreni e la realizzazione di complessi residenziali e dirigenziale e infine, proprio con la costituzione della “Il Leccio spa”. Dopo l’okay del collegio (Giulio Giuntoli, Giacomo Lucente e Carmine Capozzi) è stato nominato commissario giudiziale il commecialista Davide Marchi di Pietrasanta e il 28 aprile convocata l’assemblea dei creditori che dovrà avallare un piano lacrime e sangue: l’unico possibile per evitare il fallimento. E che, consiste, nella cessione dell’attività d’impresa funzionale al miglior offerente in grado di soddisfare i creditori e in una proposta di omologa in 5 anni per la parte in continuità (subito dopo l’omologa per la parte liquidatoria) in grado di soddisfare nel modo migliori i creditori concordatari attraverso i proventi del piano di cessione dei beni aziendali.

Mattone in crisi e fotovoltaico. Dal know out degli impianti elettrici negli anni Ottanta alla compravendita di immobili e terreni con la costituzione dell’immobiliare Gnc e finanziamenti accesi per svariati milioni alla Cassa di Risparmio nel 2001 e la realizzazione di numerose società a responsabilità limitata per la gestione immobiliare di complessi residenziali (dagli appartamenti in Val di Luce all’Abetone, a quelli nella laguna di Orbetello. ad alcuni edifici civili e commerciali che ospitano la farmacia di Marlia sino a 24 vani a S. Pietro a Vico, 8 a Sorbano del Vescovo) o di terreni edificabili (50mila metri quadrati a Le Bocchette a Massarosa) o di capannoni vuoti (Acquacalda). Operazioni realizzate sino al 2008. Poi nel 2010 la decisione della famiglia di Giuliano Nencini di costituire una holding di tutte le società del gruppo attraverso fusioni o incorporazioni denominata «Il Leccio Spa». Il motivo? La crisi del mattone e l’esigenza di puntare sulle energie rinnovabili e in modo particolare nel fotovoltaico gestendo direttamente impianti. Un cambio di rotta che, grazie agli incentivi governativi ed europei, sino a 3-4 anni fa era ritenuto il business del futuro e che invece, a causa di un ridimensionamento degli incentivi e modifiche normative, si è rivelato un flop.

Le cause del dissesto. Da un lato la modifica del piano regolatore di Massarosa capace di far venir meno un progetto da 7 milioni di euro con tanto di rimborso sull’anticipo richiesto della Cassa di Risparmio, dall’altra la consistente flessione dei prezzi di mercato degli appartamenti sino ai mancati introiti del fotovoltaico. «Il Leccio spa» e la Fondazione Cassa di Risparmio avevano dato vita a due società: la Ciemmety Energy srl che si occupava della costruzione e manutenzione dei 25 impianti fotovoltaici (da 20,372 mega watt) sparsi nel centro e sud Italia e la Lucca Solare spa che ha la proprietà e la gestione degli impianti di energia alternativa. La Ciemmety Energy ha chiesto il fallimento, la Lucca Solare spa, non indenne dalla crisi, ha speso 70 milioni per realizzare i 25 impianti (30% mezzi propri, 70% project financing, leasing e prestiti obbligazionari) con l’equilibrio finanziario che è venuto meno.

Il piano concordatario. Il piano de «Il Leccio spa» si fonda sulla continuità d’impresa per i cantieri del parco della Laguna di Orbetello e del cantiere Airone di Capannori (valore circa 29 milioni e 340mila euro),di villette a schiera a S. Anna e di un fondo commerciale a Guamo (oltre 1 milione) e sulla dismissione del restante patrimonio. I debiti verso le banche con privilegio ammontano a 18,984 milioni, 35 milioni i debiti verso i chirografari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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