L’ultima scommessa di Tomei: un locale dai mille volti ai Macelli
Lavori in corso in un capannone di 800 metri quadri dove un tempo si producevano piatti di ceramica. L’idea è quella di creare un gruppo di condivisione aperto col quale sperimentare in cucina e non solo
LUCCA. Su una cosa Cristiano Tomei non ha dubbi: l’Imbuto non si tocca e la sua sede resta quella del museo Lu.C.C.A. in centro storico. Il futuro invece, quel che riuscirà a realizzare all’interno di un capannone dell’ex stabilimento Lapasca, dall’architettura postindustriale a due passi dai Macelli e grande circa 800 metri quadri, è ancora tutto da inventare. Il leitmotiv è quello dello «spazio condiviso», un laboratorio di idee e partecipazione dove al centro ci sono il cibo e la terra e tutto intorno i più diversi interpreti ai quali è affidato il compito di dare sfogo alla propria creatività utilizzando i loro altrettanto molteplici linguaggi: non solo la cucina ma anche la fotografia, la musica, l’artigianato e tutto ciò che è arte. «Sarà una sorta di ombelico del mondo nel senso di luogo di incontro tra le varie discipline artistiche - dichiara il fotografo enogastronomico, Lido Vannucchi, grande amico di Cristiano Tomei e ideatore insieme a lui di questo ambizioso progetto, il quale anticipa anche quello che potrebbe essere il nome del laboratorio - e su questa falsariga infatti, uno dei nomi che al momento ci convince di più è “Il buco dell’Imbuto”».
Intanto i lavori all’interno del capannone sono già cominciati e l’apertura è prevista entro il mese di aprile. «Per l’inaugurazione faremo una grande festa - spiega Cristiano Tomei - in questi giorni mi stanno piovendo addosso un sacco di proposte e di idee interessanti. Io cerco persone che abbiano idee contadine ma anche idee sul cibo, sul vino, sulle conserve, sui dolci ma anche chi fa piatti, bicchieri articoli per la cucina, chi fa ricerca, chi vive mangiando chi vive bevendo, chi vive in armonia, chi fa olio, chi fa musica, chi fa arte inerente al cibo. Qualcuno l’ho già incontrato ed è bene che si sappia che io darò davvero 100 chiavi ai componenti di questo grande gruppo di lavoro fondando un luogo aperto a qualsiasi contributo, ridando vita così a una vecchia fabbrica di ceramiche:dove prima si facevano piatti vuoti, ora si faranno piatti pieni senza però snaturare l’architettura del capannone che, nonostante i lavori, continuerà a mantenere questo affascinante aspetto postindustriale».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12873988:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12873988:1652174664/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Grazie a un rapido tam tam sui social network le candidature ma anche gli attestati di stima dei due ideatori di questo progetto di coworking, sono aumentati velocemente. Per ora sembra probabile la presenza di un’osteria, probabilmente aperta anche a pranzo oltre alla presenza di una parte della “brigata” dello chef Tomei. Insieme a lui anche altri cuochi della provincia di Lucca insieme a un grande distributore di vini italiani e francesi. Non è poi escluso che ci sia anche una scuola di cucina. Il resto invece è ancora tutto da inventare. Ma la città invece come ha reagito? «Secondo me Lucca l’ha presa benissimo - risponde convinto Lido Vannucchi - all’inizio anche l’Imbuto al museo sembrava una follia e invece, dopo quattro anni, si è rivelata un’idea vincente. Il territorio lucchese nell’ultimo periodo è riuscito a esercitare un richiamo enogastronomico sempre più importante quindi penso che la città sia pronta per accogliere un progetto del genere. Ora dobbiamo essere bravi noi a inventare qualcosa che sia pop, che abbracci e che non respinga. Lucca può riservare tante sorprese, potrebbe diventare una nuova San Sebastian, in grado di attrarre centinaia di migliaia di persone grazie alla propria cultura del cibo».
Tomei e Vannucchi rivelano anche qualcosa su quella che sarà l’organizzazione di questo enorme spazio. «La struttura del capannone è ben conservata - spiegano i due - sarà organizzato su due piani: al piano terra ci sarà la cucina e in quello superiore anche lo studio di Lido. Volendo a mangiare potrebbero starci anche cento persone ma in questi giorni faremo delle prove per vedere come funziona e stabilire un numero ideale. È tutto ancora work in progress e presto contiamo di svelare qualche altro dettaglio di un progetto che potrebbe riuscire a portare Lucca nel mondo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
