Il Tirreno

Lucca

Lucca maglia nera in Toscana dell'inquinamento atmosferico nel 2015

Luigi Spinosi
Un'immagine di viale Castracani lo scorso dicembre
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Un'immagine di viale Castracani lo scorso dicembre

Presentato a Firenze il rapporto annuale di Legambiente "Mal'aria" basato sulle rilevazioni della centralina di San Micheletto, ma la situazione potrebbe essere addirittura peggiore alla luce dei dati (ignorati) della stazione di Capannori

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La maglia nera dell’inquinamento, nella nostra regione nel 2015, va a Lucca. È uno dei dati emersi dall’incontro organizzato venerdì 29 a Firenze da Legambiente, per presentare il dossier “Mal’aria 2016”, anche se in realtà i dati riguardano il 2015. Un anno, è stato spiegato durante l’incontro, che si è  concluso all'insegna dell'emergenza smog.

La maggior parte delle città toscane – è stato sottolineato – si svegliata verso  metà  dicembre con le centraline   che registravano, quasi ininterrottamente, per due settimane, sforamenti del Pm10 sopra il valore limite di 50 microgrammi per mc,  limite che per legge non può essere superato più di 35 volte in un anno.

Alla conferenza stampa tenuta a Firenze hanno preso parte il presidente regionale di Legambiente Fausto Ferruzza e la direttrice generale Arpat Maria Sargentini.

«La situazione media è decisamente migliorata e non possiamo che esserne felici - ha detto  Fausto Ferruzza  - tuttavia proprio oggi che commentiamo dati tutto sommato lusinghieri non possiamo dimenticare l'emergenza smog di dicembre. Tanti giorni consecutivi di alta pressione, di nebbia e di assenza totale di vento hanno creato solo poche settimane fa un cocktail micidiale da allarme sanitario. Il piano per prevenire la 'Mal'aria' in città  noto: cura del ferro nei trasporti pubblici locali, più reti ciclabili, più pedonalizzazioni nei nostri centri antichi; riscaldamento domestico a più alto tasso d'innovazione (pompe di calore, caldaie a condensazione e così via) e, nelle attività industriali, applicazione rigorosa del principio europeo del “chi inquina paga”, in vista di una progressiva riduzione dell'intensità emissiva delle nostre attività produttive».

E la situazione più critica emersa durante la conferenza stampa è stata, appunto, quella di Lucca. Dati preoccupanti certo, anche se forse, come vedremo,  la situazione è addirittura più drammatica di quella descritta da Legambiente. A far scattare l'emergenza smog durante i mesi invernali  è stato il particolato atmosferico, il Pm2,5  (che è il più pericoloso) e il Pm10 (che invece è utilizzato come parametro di riferimento per contare il numero di sformanti). Le situazioni più critiche in Toscana – è stato detto da Legambiente - si sono registrate a Lucca (alla centralina San Micheletto) al 33simo  posto nella classifica nazionale con 52 giorni di superamento, e a Prato (42),  nella centralina di via Roma con 40 sforamenti. Confrontando il periodo dal 2009 al 2015, emerge che nei sette anni le citta coinvolte siano prevalentemente sempre le stesse anche in Toscana: Prato 6 anni su 7, Firenze e Lucca 5 su 7,  2 anni su 7 per Pisa e Pistoia.

Per quanto riguarda i Pm2,5 la situazione peggiore secondo Legambiente è a Prato, mentre Lucca non è nemmeno ai vertici negativi della graduatoria. Buone notizie invece sul fronte degli altri inquinanti, quali ozono e biossido di carbonio, per quanto riguarda la Toscana.

Ma... c’è un ma: Legambiente nella sua graduatoria ha preso provincia per provincia i dati della centralina che ha fatto registrare il maggior numero di sforamenti nel Pm10 e Lucca ha purtroppo “vinto” per la Toscana. Però per elaborare questa classifica, pubblicata a pagina 11 del suo rapporto, è stato utilizzato un approccio metodologico che non descrive appieno la realtà. Realtà che il alcuni casi (e Lucca è tra questi) è peggiore di quella illustrata dalla stessa associazione ambientalista.

La classifica, infatti, è quella dei  «capoluoghi di provincia che hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno», cioè che per più di 35 volte hanno registrato un livello di Pm10 superiore a 50 µg/m³. Ebbene, il problema sta proprio in quella parola: urbana. Sì, limitandosi a Lucca città quella di San Micheletto, in via Elisa dentro le mura di Lucca, è quella che ha superato più volte il limite. Ma nel territorio della nostra provincia c’è chi ha fatto molto peggio, pur non facendo testo in questa graduatoria perché è stata probabilmente  considerata una centralina extraurbana (anche se  Arpat la classifica comunque come “centralina urbana”).   Ci riferiamo naturalmente alla stazione di rilevamento di via Piaggia a Capannori. E non è una stazione di secondo piano, dal momento che è considerata quella di riferimento per un territorio immenso che comprende, oltre alla Piana Lucchese, anche la stessa Lucca e pure la Valdinievole in Provincia di Pistoia.

Ebbene, in quel caso nel 2015 la soglia dei 50 µg/m³ è stata superata per quasi 70 voilte. Altro che le 52 di San Micheletto. Insomma, l’aria probabilmente è più malata di quanto il già preoccupante rapporto di Legambiente faccia pensare.

IL DOCUMENTO INTEGRALE DI LEGAMBIENTE


 

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