Caro rifiuti, un vero salasso per i ristoranti
I gestori pagano anche 11mila euro l’anno. «Altre attività versano la metà, è ingiusto»
LUCCA. Caro rifiuti: per ristoranti, pizzerie, pub e osterie la tassa sull’immondizia è un salasso che rischia di mandare di traverso il boccone degli affari. Per chi fa attività di ristorazione il costo previsto per il 2016 è di 2.334 euro ogni 100 metri quadrati. E viste le dimensioni di questo genere di locali, c’è chi arriva a pagare anche 11mila euro l’anno, quasi uno stipendio al mese. Tutto ciò nonostante l’introduzione della tariffa puntuale, che ha fatto diminuire di una manciata di punti percentuali gli importi rispetto al 2015. Una riduzione determinata dalla possibilità di detrarre l’Iva (il 10% del totale).
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La situazione, però, è giudicata insostenibile dai ristoratori, che per bocca di Benedetto Stefani, presidente provinciale lucchese di Fipe (e membro della giunta nazionale), denuncia alcune storture nella ripartizione del costo del servizio. «La nostra categoria è molto tassata perché facendo attività di somministrazione teoricamente produce più rifiuti – spiega Benedetti – Ma da alcuni anni, con la legge sulle liberalizzazioni, molti altri locali hanno iniziato a fare somministrazione e ciononostante pagano una tariffa assai più contenuta della nostra». Stefani non si addentra nei dettagli, ma guardando la tabella appare evidente come ristoranti e pizzerie siano più tassati di macellerie, pescherie e pizzerie al taglio. Tutte attività che da un po’ di tempo a questa parte hanno iniziato a mettere tavoli fuori e dentro il locale, facendo vera e propria attività di ristorazione. La rivoluzione è iniziata nel 2012, con le liberalizzazioni: sparite le vecchie licenze e il numero chiuso, l’apertura di locali di somministrazione di cibi e bevande è stata equiparata a quella di tutti gli altri esercizi commerciali. Basta presentare al Suap una Scia (segnalazione certificata di inizio attività), per aprire serranda e mettersi a lavorare. Sono poi Comune e Asl a dover fare i controlli nei 60 giorni successivi per verificare la presenza (o meno) di tutti i requisiti necessari. Una procedura che ha invogliato molti a tentare la sfida della ristorazione.
Tutti somministrano, dunque, ma ognuno paga una tassa sui rifiuti diversa. In alcuni casi, gli importi della Taric (così si chiama la nuova tariffa) differiscono anche del 40%. Vediamoli meglio: ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub (se ne contano 179 a Lucca) pagano 2.334 euro ogni 100 metri quadri; a seguire ci sono pescherie e pizzerie al taglio che pagano 2.010 euro. Già qui ci sono oltre 300 euro di differenza. Bar, caffè e pasticcerie (229 nel nostro Comune) versano ancora meno: 1.692 euro. «La differenza aumenta con il crescere delle dimensioni dei locali – prosegue Stefani – Ci sono ristoranti di oltre 300-400 metri quadrati che arrivano a pagare 11mila euro l’anno. La riduzione della tariffa rispetto allo scorso anno? Bene, ma è giusto un aperitivo: bisogna fare molto di più. Ci sono locali che fanno attività di somministrazione e pagano il 30-40% meno di noi: è una “concorrenza sleale” che in questa fase di crisi non siamo più in grado di sostenere».
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