Tutta la Piana sotto una cappa di smog e nebbia
I limiti di emissione di Pm 10 superati 66 volte E dal 28 novembre nemmeno un giorno di tregua
LUCCA. E siamo a quota 66: tante volte, nel corso di questo 2015 la centralina di rilevamento della qualità dell’aria, a Capannori, ha registrato uno sforamento dei limiti di Pm 10 nell’aria. E per arrivare alla fine dell’anno ci sono 4 giorni (all’appello mancano ancora i dati della giornata di ieri), giusti giusti quelli che servono per arrivare a quota 70, ossia esattamente il doppio del limite di legge di 35 sforamenti, oltre i quali le amministrazioni dovrebbero prendere provvedimenti.
Non è stata inoltre intaccata la continuità del fenomeno, visto prosegue la striscia iniziata il 28 novembre scorso: da allora, infatti, non c’è stato un solo giorno in cui il livello medio dei Pm 10 sia sceso sotto i 50 µgr su metro cubo (il limite massimo tollerato per quest’inquinante). Parallelamente, anche se i Pm 10 sono quelli maggiormente entrati nell’immaginario collettivo, anche i più pericolosi (e sottovalutati) Pm 2,5 hanno sempre superato il proprio limite di 40µgr/m3 dal 28 novembre a oggi. Gli effetti si vedono, anche nella nebbia che sta caratterizzando il paesaggio lucchese, oramai a ogni ora del giorno e della notte. Del resto nebbia e inquinamento sono strettamente collegati tra loro, in una sorta di circolo vizioso (le particelle solide, perché questo sono Pm 10 e Pm 2,5, diventano un elemento di aggregazione e solidificazione delle molecole di acqua contenute nell'aria). Quindi rischi per la salute, ma anche pericoli sulle strade.
Le soluzioni? In assenza di vento e, soprattutto, di pioggia (l’unico vero depuratore che potrebbe funzionare adesso) non si intravedono all’orizzonte interventi adottati altrove come targhe alterne o simili. Interventi che del resto anche in passato hanno prodotto risultati nulli, e che somigliavano piuttosto a un inutile paravento. Così come non sono previsti interventi più drastici sul traffico. Lo stesso assessore all’ambiente di Lucca Francesco Raspini non rilascia dichiarazioni in merito, non essendoci alcun provvedimento in vista oltre a quelli già annunciati.
Questi ultimi hanno un pregio: sono interventi di tipo “strutturale”, ossia si tratta di interventi che cercano di individuare e rimuovere alla radice – per quanto possibile – le cause dell’inquinamento. Ma hanno anche un difetto, non producono risultati immediati, palpabili.
Si tratta del piano di intervento che ha messo insieme i Comuni di Lucca e della Piana, al di là delle differenze politiche, e che le varie amministrazioni stanno licenziando (nelle ultime ore è passato all’esame dell giunta di Capannori). Individuate nel traffico e, soprattutto, nella combustione vegetale, le cause principali dell’inquinamento, il piano prevede una serie di azioni condivise. Intanto l’introduzione di un sistema comune e gratuito di raccolta di sfalci e potature, che solitamente i contadini tendono a eliminare ricorrendo ai roghi. Poi l’elaborazione di un piano per il carpooling, ossia il sistema di auto condivisa tra persone che si muovono nella stessa direzione (in modo da ridurre il numero di veicoli sulle strade e le spese per chi viaggia). In questo senso sarà chiesta l’elaborazione di un progetto specifico per il territorio lucchese a i BlaBlaCar, la piattaforma specializzata in questa pratica. Altri interventi saranno previsti sul sistema del trasporto pubblico locale. Ma, soprattutto, si cercherà di intervenire su quello che viene considerato un elemento altamente inquinante: il camino. Nessun divieto all’accensione, ma la possibilità di prevedere degli incentivi per chi vorrà ammoderna i caminetti rendendoli meno inquinanti (cosa possibile attraverso alcuni accorgimenti tecnici). Per questo è avviato un confronto con la Regione, per chiedere un sostegno economico. Del resto proprio ieri sia la Regione che l’Arpat (l’Agenzia regionale per l’ambiente) sono intervenute sulla vicenda, che ormai ha assunto le caratteristiche dell’emergenza. E proprio dai dati Arpat emerge che la situazione di gran lunga più critica è quella Lucchese. Se poi l’analisi passa a livello di macroarea come fa Arpat, mettendo assieme Valdarno Pisano e Piana Lucchese, la situazione non cambia, con le sette centraline di rilevamento che complessivamente hanno registrato 113 superamenti (più della meta dei quali, come abbiamo visto, sono costituiti dai 66 rilevati a Capannori). Un triste primato che, però, dovrebbe mettere il nostro territorio in pole position nell’adozione di eventuali provvedimenti (o nella concessione di contributi per migliorare la situazione).
Intanto il governo regionale ha inviato a tutti i sindaci dei Comuni più colpiti dallo smog una lettera in cui si chiede di prendere provvedimenti per tutelare la salute dei cittadini. Dal primo gennaio parte un nuovo conteggio degli sforamenti. E anche se si passerà da 70 a zero nel giro di una notte lo smog nell’aria resterà. L’importante è che non si azzeri anche l’attenzione di chi si deve occupare del problema.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
