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Unesco, dopo il danno anche la beffa
Lettera al Comune: «Riprovate a partecipare». Ma Lucca non lo può fare perché è troppo piccola
LUCCA. Dopo il danno anche la beffa. La bocciatura dell'Unesco, che ha escluso Lucca della città creative della musica, brucia ancora di più per il Comune che ieri mattina ha ricevuto la lettera in cui l'organismo internazionale spiega al sindaco Alessandro Tambellini i motivi della mancata nomina.
Ma la risposta ha lasciato di stucco nelle sale di palazzo Orsetti. Non solo perché il documento è vago e generico, una semplice formalità, qualcosa di non molto diverso da una risposta standard da fotocopiare e inviare a tutti gli esclusi.
Ma anche per alcune incongruenze che non sono sfuggite anche all'amministrazione comunale.
Nella missiva firmata dal vicedirettore generale per la cultura dell'organismo internazionale, Francesco Bandarin, si dice che tante altre città hanno fallito l'intento alla prima occasione e si invita il Comune di Lucca a riprovarci.
«L'Unesco invita con forza la sua città a ripresentare una candidatura, rivista e corretta, nel corso del prossimo ciclo di designazione nel 2017».
Peccato però che sia già la seconda volta e la città non avrebbe più i requisiti per partecipare alla selezione, dal momento che dal 2017sarà necessario avere più di 100.000 abitanti e quest'anno Lucca era stata ammessa grazie ad una deroga.
Una gaffe dell'Unesco che si è limitata ad evidenziare che «la candidatura di Lucca non ha interamente risposto ai criteri stabiliti dalla procedura di designazione».
A distanza di una settimana dal verdetto restano l'amarezza e i dubbi. Perché su quindici città candidate dieci sono state ammesse, lasciando fuori dalla lista anche Brasilia (ma è stata scelta San Salvador), le spagnole Lucena e La Coruna e Brno (repubblica ceca).
Motivazioni che si possono provare ad intuire e come già anticipato l’Unesco non premia città solo per il loro patrimonio musicale meritevole di fregiarsi di un bollino prestigioso.
E Lucca aveva una carta straordinaria da giocare come Giacomo Puccini e gli altri grandi compositori che qui hanno lavorato o hanno avuto i natali.
Ma città creative, quindi capaci di creare un tessuto produttivo dinamico ed un economia locale dove la musica crea cultura e ricchezza.
Oltre ad una visione più internazionale e capacità di fare rete con le altre arti e città del network. Nel dossier era stato inserito anche un progetto di scambio del Boccherini con gli studenti delle altre città della musica.
Ma non è bastato. C'è chi sostiene che l'amministrazione comunale non abbia fatto gioco di squadra. Come invece accaduto a Parma (città della gastronomia) e Roma, pur travolta dalla crisi della giunta Marino, eletta città del cinema. (n.n.)
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